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A Venezia 2013 fronte Hollywoodiano compatto e puntuale contro "resto del mondo" e produttori italiani sul piede di guerra contro la politica

Dal nostro inviato Vincenzo Basile

Venezia, 27 agosto 2013

di Vincenzo Basile - mercoledì 28 agosto 2013 - 3134 letture

Ad aprire la sfilata delle star della 70esima Mosta internazionale d’arte cinematografica di Venezia sarà l’inconsueta coppia George Clooney-Sandra Bullock in Gravity, lo sci-fi in 3-D diretto da Alfonso Cuaron.

La parata stelle e strisce, scaltramente scippata al concomitante Festival di Toronto, comprende anche Night Moves della regista Kelly Reichardt, con Jesse Eisenberg (lo Zuckerberg del recente The Social Network), incentrato su tre terroristi che vogliono far saltare una diga; il discusso Parkland di Peter Landesman, con Zac Efron giovane medico nell’ospedale dove il 22 novembre del 1963 arrivò il cadavere di Jfk dopo la sparatoria per le strade di Dallas; Joe di David Gordon Green con un Nicholas Cage barbuto alla ricerca di un universale lieto fine; James Franco, infine, ha riadattato Child of god, uno dei primi romanzi di Corman McCarthy (Non è un paese per vecchi) e ne ha fatto un ritratto sull’America violenta di provincia anni sessanta.

Matt Damon e Cristopher Waltz saranno invece i protagonisti del film fantastico The Zero Theorem, diretto dall’ex Monthy Python Terry Gilliam e l’aliena Scarlett Johansson protagonista di Under the skin di Jonthan Glazer. Poi ancora la Philomena di Stephen Frears e a seguire l’ex maghetto Daniel Radcliffe, protagonista di Kill your darlings, Scarlett Johansson, aliena in Under the skin e gli italiani Stefano Accorsi che presenta L’arbitro (tutt’altro che imparziale) e Antonio Albanese star dell’Intrepido, il nuovo film di Gianni Amelio in cui interpreta un commovente campione di precariato.

The Police officer’s wife del tedesco Philip Groning e i nuovi film di Miyazaki, Amos Gitai e Xavier Dolan, Tsai Ming-liang, Groening e Garrel, tutti agguerriti aspiranti al Leone d’Oro.

Senza dimenticare tra i Fuori Concorso il Moebius del coreano Kim Ki-Duk vincitore del Leone d’oro 2012, il seguito dell’horror Wolf Creek, The Canyons di Paul Schrader e l’ultima fatica di Ettore Scola che lui stesso definisce un non-documentario, sui molti aspetti della personalità di Fellini Che strano chiamarsi Federico, titolo preso in prestito di una poesia di Garcia Lorca.

Bernardo Bertolucci presiederà la giuria che valuterà i 21 titoli in concorso, più i 17 della sezione Orizzonti e i 20 Fuori Concorso.

“Il festival è una foto del cinema di oggi e delle le sue contraddittorie componenti, un’istantanea della situazione della produzione contemporanea per il grande schermo, un occhio al mercato, un altro al cinema d’autore”, ha spiegato il direttore Alberto Barbera.

“Chi non verrebbe in concorso i Coen o l’americano di origine ungherese Jarmusch, considerato il rappresentante di maggior spicco del cinema underground statunitense? Ma quei film se li è già presi Cannes, ha spiegato Barbera, “I film non vengono presi perché non sono pronti, o li abbiamo visti e non ci sono piaciuti, o la produzione del film non è disposta a portare il proprio lavoro senza il supporto marketing della star di turno che sta lavorando su un altro set. Noi però non facciamo il lavoro di portare gli attori sul tappeto rosso perché i motivi più importanti sono quelli di carattere economico: oggi costa tantissimo portare le star con il loro ricco staff al Lido e bisogna fare i conti con questa situazione”.

La grande novità di questa edizione è la presenza in concorso, per la prima volta, di ben due documentari. Quello dello specialista Errol Morris, Oscar 2004 con The fog of war che con The Unknown Known: the Life and Times of Donald Rumsfeld, attraverso una lunga intervista al segretario di stato di Gerald Ford prima e poi di George W. Bush ritrae uno dei più controversi politici repubblicani dell’era Bush jr; L’altro è Sacro GRA terzo lungometraggio per Gianfranco Rosi che mediante una full immersion di tre anni anni a bordo di un furgoncino nei meandri del grande raccordo anulare di Roma, racconta l’umanità sconosciuta che da sempre vive ai margini della città eterna.

Fuori concorso ma evento di eccezionale rilievo per gli appassionati di Rock di tutte le età sarà la prima mondiale del documentario di Salvo Cuccia Summer ’82 when Zappa Came to Sicily.

Unendo ai propri ricordi i filmati di repertorio e le testimonianze dei figli di Frank Vincent Zappa, Dweezil e Diva, il regista ricostruisce le atmosfere e il contesto dell’epoca e torna sui luoghi d’origine (Partinico, provincia di Palermo) del genio italoamericano.

A proposito di sport mondiale e milionario invece vedremo The Armstrong Lie in cui il regista Alex Gibney segue il ciclista Lance Armstrong durante la sua preparazione per l’ottavo Tour de France, affrontando l’annoso tema del doping all’interno delle competizioni ciclistiche.

Motivo di apprensione per gli organizzatori sarà infine la rovente polemica scatenata dai produttori italiani sul taglio del Tax Credit che per i giorni del Festival hanno annunciato azioni di disturbo simboliche come abbandonare le sale durante le proiezioni, se membri del governo si presenteranno al Lido: “Se allo stato attuale ci sono delle tinteggiature forti in merito alla questione del tax credit”, ha gettato acqua sul fuoco il presidente della Biennale, Paolo Baratta, “mi sento comunque fiducioso nella composizione felice della contesa. Penso insomma a una possibile soluzione soddisfacente”.

Un festival, quello di quest’anno, che potrebbe riservare sorprese a ridosso di un autunno che, in Italia, si preannuncia piuttosto caldo.

Basteranno i buoni auspici a sedare gli animi?

Siamo solo ai titoli di testa.

Per ora!


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