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A Sigonella gli affari della mafia


Sette arresti per appalti truccati nella base Nato: imprenditori, uomini del clan Santapaola e un funzionario
mercoledì 18 febbraio 2004, di Cesare Piccitto - 4170 letture

di Patrizia Abbate Da ilmanifesto.it

L’invalicabilità della base Nato di Sigonella vale per tutti ma non per la mafia, che sull’insediamento etneo della Us Navy ha sempre contato per fare buoni affari. Nell’ultimo anno e mezzo questi affari hanno fruttato ben dieci milioni di euro, «finiti per lo più nelle tasche degli uomini del boss Santapaola», affermano i poliziotti della Dia di Catania e i magistrati della Dda, che ieri hanno arrestato sette persone nell’ambito dell’operazione «San Patrizio». Si tratta di quattro imprenditori edili (uno dei quali, Francesco Crisafi, è imparentato col capomafia), due presunti affiliati alla cosca e un funzionario «di alto livello» della base, Vincenzo Dispenza, che in virtù del suo lavoro all’interno di Sigonella riusciva a dare informazioni fondamentali sui lavori che sarebbero stati messi in gara. E che regolarmente venivano aggiudicate a ditte legate a «cosa nostra». Per gli inquirenti, quello finito ieri in cella sarebbe un gruppo ben rodato e organizzato, che aveva messo in campo meccanismi quasi infallibili per lucrare con gli «americani»: innanzitutto, fare offerte bassissime che non davano alcuna possibilità alle altre aziende di presentare ulteriori ribassi. Per poi gonfiare la spesa in corso d’opera. «Erano cifre scandalose, la mia impresa non avrebbe mai potuto competere...», ha raccontato uno dei tanti imprenditori «puliti» ascoltati in tre anni di indagine. Sono state le loro testimonianze, con affermazioni chiare sull’impossibilità di aver a che fare con Sigonella - «terreno minato», i cui appalti era «meglio non considerare, tanto era inutile» - e centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali, a dare il quadro del mega affare.

«Noi non dobbiamo considerare il grande appalto, perché dà nell’occhio. E’ sul cumulo che dobbiamo lavorare...», si dicevano i vari soci intercettati, a cui viene contestata l’associazione a delinquere finalizzata alla illecita concorrenza e turbativa d’asta. Un cumulo di piccoli lavoretti come la sistemazione di una pista di atterraggio, la costruzione di una clinica di odontoiatria per militari e familiari, e in generale la realizzazione di tutte quelle strutture che trovano posto nella base Usa più grande del Mediterraneo, avvolta dai misteri sul tipo di armi custodite (c’è chi parla di testate nucleari, notizia impossibile da verificare) ma anche sul numero effettivo degli statunitensi stanziati: c’è chi dice cinquemila, chi ottomila, di fatto sono un’enorme comunità che si è insediata ben al di fuori del perimetro della base, con ampi residence in varie località della provincia etnea, alcuni dei quali in fase di completamento. Ma molti «affari» sono ancora in fase di progetto, e il capo della Dia Filippo De Francesco non ha nascosto in conferenza stampa il timore che anche le decine di milioni di euro che l’amministrazione Usa ha in programma di spendere nei prossimi anni, per l’ulteriore ampliamento, possano finire nelle tasche della mafia. D’altra parte non è la prima volta che i rapporti tra il boss Santapaola e Sigonella vengono portati alla luce da inchieste che fanno clamore ma poi si risolvono quasi in nulla. Nel `97, 18 persone erano finite in cella per lo stesso tipo di reati, ma nel processo ancora in corso è stata chiesta per tutti l’assoluzione: non è facile entrare nei rapporti tra l’amministrazione «straniera» e i malviventi locali; c’è un trattato che impedisce di procedere a carico di statunitensi o persone legate all’amministrazione Usa. E per i magistrati riuscire ad aggirarlo - come in questo caso, limitandosi a «toccare» esclusivamente italiani: le persone coinvolte sarebbero molte altre, «delle quali riferiremo all’autorità militare Usa», ha detto uno dei pm - è quasi impossibile.

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> A Sigonella gli affari della mafia
19 febbraio 2004, di : redrage

Un cancro si può e si deve solo estirpare, non vi sono mezze misure.Sulla impunibilità e inviolabilità dei cittadini statunitensi abbiamo già avuto valida testimonianza in diverse occasioni: dove sono finiti i due aviatori che con il loro aereo tranciarono il cavo di una teleferica, facendo cadere nel vuoto ed uccidendo diverse persone; forse stanno esercitandosi al volo a bassa quota in qualche altra terra di conquista? Come faranno a portare la loro pax, se ad ogni insignificante incidente che ci coinvolge come gli appalti alla mafia, ci scateniamo in una caccia alle streghe?
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