La danza contemporanea che Roberto Zappalà, coreografo e regista di
“A. Semu tutti devoti tutti?”, porta sul palco si conferma ancora una
volta vera e di qualità, riuscendo a miscelare più stili senza mai
stonare la visione d’insieme.
Come ogni anno la città di Catania vive, in questi giorni, la grande
festa di Sant’Agata, e proprio in questo periodo è andato in scena lo
spettacolo “A. Semu tutti devoti tutti?” della comagnia Zappalà Danza
(in scena al centro culturale Scenario Pubblico dal 22 al 24 gennaio e
dal 28 al 31 gennaio, nell’ambito della rassegna di teatro
contemporaneo Te.St.): uno spettacolo che, pur rendendo omaggio alla
Santa Patrona di Catania, riesce a mettere in evidenzia tutte le
contraddizioni della festa, irrompendo a tratti nell’ampia scena cupa
e dal sapore trascendentale, con incursioni dall’estetica pop e
provocatoria, mettendo subito in evidenza, con l’apparente
contraddizione scenica, le mille contraddizioni della festa.
Già, la festa: è proprio questo il problema, ma "Dio lo sà", ripete
ossessivamente un attore nel monologo d’apertura dello spettacolo.
La danza contemporanea che Roberto Zappalà, coreografo e regista di
“A. Semu tutti devoti tutti?”, porta sul palco si conferma ancora una
volta vera e di qualità, riuscendo a miscelare più stili senza mai
stonare la visione d’insieme.
I danzatori, tutti uomini, tagliano lo spazio in maniera trasversale
senza mai lasciarlo vuoto e, esplorando al massimo la
tridimensionalità corporea, mettono in scena movimenti fluidi e
melodici, reinterpretando tutto ciò che un partecipante alla festa
vive. Vivere la festa di Sant’Agata o vedere “A. Semu tutti devoti
tutti?” è quasi la stessa cosa: la calca, la sopraffazione, le urla,
la sfrenata devozione per la Santa, la sicilianità messa sottosopra...
Tutto avviene attraverso la danza, le musiche dal vivo, e le
proiezioni video.
La danzatrice Samantha Franchini interpreta una Sant’Agata non vestita
d’oro come noi la conosciamo, ma nuda e denigrata della spassionata
devozione dei suoi fedeli che, se da un lato la tengono con molta
delicatezza, dall’altro la trasportano senza sosta e in qualsiasi modo
(rendendo a tratti la scena lenta e molto ridondante).
Al centro dello spettacolo, come un piccolo quadro o un occhio sempre
vigile e da contorno alla festa, delle videoproiezioni mettono ancora
in scena un archetipo catanese, che dal calcio alla festa ha sempre lo
stesso stile d’azione.
Raccontare la festa di Sant’Agata non è un’impresa facile, tuttavia
Roberto Zappalà è riuscito con il suo spettacolo ad esprimere la
dualità tra la passione collettiva e pensieri individuali. Uno
spettacolo coraggioso soprattutto nel finale, dove è proprio il suo
creatore che svela nomi e verità su tutto ciò che accade dietro le
innocenti devozioni.