9 maggio 1978 - 9 maggio 2024

Occorre che la politica e i governi mantengano in cima alle loro azioni la lotta alla corruzione e al crimine. Una lotta, come denunciava Peppino Impastato da Radio Aut, di libertà. Sono trascorsi 46 anni dal giorno del suo assassinio, 9 maggio 1978.

di Luigi Boggio - giovedì 9 maggio 2024 - 784 letture

I politici invece d’essere sorpresi dalle azioni giudiziarie dovrebbero essere seriamente preoccupati dal dilagare della corruzione che attraversa tutto lo stivale da Nord a Sud. Proprio su questo dovrebbero iniziare una seria riflessione da sfociare in regole interne ai partiti rigorose e in provvedimenti legislativi più efficaci di quelli attuali, anche se il ministro Nordio sta andando in tutt’altra direzione.

Dal giorno del suo insediamento ha mirato a ridurre gli attuali strumenti di contrasto alla corruzione e alla rete di convivenze, e proseguire nel suo vero obiettivo quello di mettere in discussione l’autonomia della magistratura. Un disegno del governo che fa parte nel quadro della messa in discussione della Carta costituzionale. Ci stanno provando invece di affrontare e risolvere le reali criticità del pianeta giustizia, della sanità e del Mezzogiorno.

Un Mezzogiorno dimenticato e abbandonato con sacche di disoccupazione in un crescendo di diseguaglianze e di impoverimento delle zone interne. Un impoverimento che riguarda anche alcuni quartieri periferici delle grandi aree urbane. Ma quello che maggiormente preoccupa è il profondo disagio giovanile e il dilagare della diffusione della droga. Non è che il disagio porta alla droga, ma spinge sempre più a chiudersi in sé e isolarsi in un rapporto senza parole e sguardi. Quando poi sentono o leggono, chi ne ha voglia, di questi dilaganti fenomeni corruttivi non sanno più cosa credere. Il loro giudizio è sprezzante e di fuga anche dal voto. Molti fanno parte di quel 50% che non vanno a votare.

Le motivazioni sono diverse ma i fenomeni corruttivi e clientelari hanno il loro peso. Incidono nelle coscienze delle persone e nel linguaggio nei confronti dei politici per la progressiva caduta dell’ etica della responsabilità politica e morale. La questione morale, senza girarci attorno, esiste ed è una questione politica.

Quando i partiti non riescono riformare sé stessi e non riescono mettere un argine al malaffare farebbero bene a fare silenzio, invece di lanciare degli strali verso la magistratura. È facile scaricare sugli altri le proprie incapacità nella gestione dei rispettivi partiti. Che poi non sono, che delle sigle governate da gruppi di potere senza idealità e controlli democratici nelle scelte politiche e nella selezione dei gruppi dirigenti. Un caos voluto dove ognuno fa quello che vuole per arrivare ad occupare spazi di potere con ogni mezzo leciti ed illeciti. Il fine non è il bene comune ma gli interessi suoi, della sua famiglia, del gruppo. Gruppi spesso allargati alla criminalità.

Le inchieste ci mostrano un quadro sconfortante che coinvolge politici, amministratori, funzionari, imprenditori, professionisti, dirigenti di azienda, come ha ricordato in una recente intervista don Luigi Ciotti di Libera. "Sempre più spesso i politici appaiono come comprimari di rete criminali, dominate da imprenditori e mafiosi capaci di orientare flussi di finanziamenti e di consensi."

Da comprimari, bisogna anche dire, che non poche volte si riducono ad esecutori subalterni dei comitati d’affari. Un capovolgimento rispetto al passato nel rapporto politica, mafia, affari. Una volta alcune dinamiche si percepivano nei volti dei protagonisti, nei comportamenti e negli interessi che muovevano. Oggi è diventato sempre più difficile per gli intrecci e il modo di presentarsi. Non poche volte non si sa con chi si parla e gli interessi che rappresenta. La verità è che senza regole e norme stringenti la corruzione danneggia l’economia e mortifica le persone perbene.

In politica non sono tutti corsari con la benda nera, ci sono anche delle persone che mettono impegno e passione per il bene comune. Occorre che la politica e i governi mantengano in cima alle loro azioni la lotta alla corruzione e al crimine. Una lotta, come denunciava Peppino Impastato da Radio Aut, di libertà. Sono trascorsi 46 anni dal giorno del suo assassinio, 9 maggio 1978.


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