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7, il numero magico di Lithos


Il primo di settembre, sulla scalinata del Convento dei Cappuccini a Ferla, in attesa della Musica
lunedì 14 agosto 2006, di T.M. - 2071 letture

«Nella cavea affollata, succede improvviso il silenzio.» Così evoca Vincenzo Consolo in Le pietre di Pantalica l’inizio della rappresentazione cui assistette nel teatro greco di Siracusa. Evoca il “paesaggio sonoro” circostante all’anfiteatro, «inquinato, selvaggio, barbarico», «un clamore di clacson di automobili, trombe di camion, fischi di treni, scoppiettìo di motorette..., un sibilare acuto di sirene antifurto...» Ma anche in questo “paesaggio” inospitale: succede. «Succede improvviso il silenzio», ha inizio la rappresentazione, un’Ifigenia in cui Consolo legge la «tragedia della regressione e dello smarrimento, della perdita della propria cultura e della propria lingua, della perdita dell’identità».

Consolo prosegue la strada dei suoi ricordi fin sui fianchi degli Iblei e giù per le valli, per vedere le pietre di Pantalica, in compagnia di uno che pastore era stato per tutta la vita, ma da vecchio «passa il suo tempo a intagliare il legno, a fare cuori collari chiavi bastoni zufoli...», che sa tutto di erbe e di animali, dei serpenti dell’Anapo, anche della biddina, «fantastico drago, che pochi hanno visto, che fàscina e ingoia uomini, asini, pecore, capre.» E magari, aggiungiamo, sa fare anche un’ottima ricotta. Sapere e sapore, ricorda Consolo con Roland Barthes, in latino hanno la stessa radice.

Suoni, rappresentazioni, saperi e sapori ci conducono, sui fianchi degli Iblei e giù per le valli, ad un luogo “ideale”: Lithos. Un luogo dove “succederà improvviso il silenzio”. Il 31 agosto sulla scalinata del Convento dei Cappuccini di Ferla, anfiteatro per elezione, calerà il silenzio e la Compagnia dell’Opera dei Pupi della Famiglia Puglisi inizierà la rappresentazione de La disfatta di Roncisvalle. Sarà la prima serata di Lithos, rassegna nazionale di musica, popolare, acustica e contemporanea. È giunta alla settima edizione. In un luogo che evoca miti, draghi, zufoli e ricotte, viene naturale aggiungere che il 7 è numero magico (da oltre gli Urali fino alla Sicilia e altrove, è bene ricordarlo). Ed è naturale mettersi a canticchiare «Setti mari mi firriai, su setti cordi poi m’arrampicai...» perché Lithos è - anche - Carlo Muratori.

Immagino Muratori seduto sopra una pietra ad osservare un campetto di terra sottratta con caparbietà all’arsura e alle tempeste. Si semina, si pianta, si attende. E se la natura si è ripreso tutto, l’anno dopo si semina e si pianta ancora. Lo ha nel sangue, il contadino, l’ordine delle cose da fare.

Lithos 2000, prima edizione. Un progetto di Carlo Muratori. La via del miele, la via del mandorlo, dell’arancio, del sale. «I percorsi della memoria», in un progetto coinvolgente. Protagonisti una ventina di centri, grandi piccoli e piccolissimi. Mostre, itinerari enogastronomici, escursioni, arte, artigianato, riflessioni sulla cultura tradizionale... e tanta musica - etichettata “alla buona” - folk.

Ma anche alle buone idee tocca camminare su strade accidentate. Sul manifesto della prima edizione realizzata a Ferla (2004) campeggiava un ferro di cavallo. Non è stata però la scaramanzia a salvare Lithos. Se prima era la rassegna a voler coinvolgere, abbracciare, ora è lei ad essere abbracciata e sostenuta da una comunità, Ferla. In fondo, il contadino (anche direttore artistico) Muratori lo sa: la raccolta è lavoro e festa collettiva.

Lithos 2006: molto è cambiato ma non la convinzione che la cultura tradizionale possa essere salvata dall’oblio e dallo stupro della mercificazione, che possa essere la linfa di un modo di intendere la “contemporaneità”. Che le identità possano non essere contrassegni di elmetti. Che sia possibile creare una suggestiva armonia di suoni e di ritmi del Mediterraneo e delle pianure e montagne del nord Italia.

La sera del primo giorno di settembre, sulla scalinata del Convento dei Cappuccini a Ferla “succederà improvviso il silenzio”, in attesa della Musica. Epica resistenza alla «tragedia della regressione e dello smarrimento».

Teréz Marosi

Lithos 2006


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