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40 anni al collasso

Un’altra estate è passata e nulla sembra veramente cambiato.

di Gigi Monello - martedì 9 ottobre 2012 - 2274 letture

Supermercati traboccanti, climatizzatori a mille, prurigini esotico-turistiche, montagne di cibo sprecate, fiumi di energia dissipati in inutili fantasmagorie e modestissimi baccani rituali. L’opulento occidente tira dritto per la sua strada, quasi che il gioco debba non finire mai e la formula funzionare in eterno: i ricchi godono, i disgraziati piangono.

La novità è che nel villaggio globale nessuno è così povero da non potersi permettere un vecchio televisore o un’ora di internet con cui affacciarsi un momento sui “quartieri alti”, e chiedersi “perché a me no?”. Dice il saggio che un nordamericano consuma 32 volte di più di un kenyano, e che il vero problema, oggi, non è tanto l’aumento della popolazione (in rallentamento, ma destinata comunque a toccare gli inquietanti 10 miliardi del 2100) quanto la volontà di tutti i terrestri di raggiungere gli standards dei più fortunati.

Cosa che, se succedesse, richiederebbe altri 4 pianeti-terra oltre quello che già divoriamo. Surriscaldamento globale, clima impazzito, siccità, deforestazione furiosa per fare spazio ai bovini necessari per ingozzarci di carne, oceani sempre più acidi, montagne di rifiuti, scorie radioattive praticamente eterne, un’isola di detriti di plastica che galleggia al centro del Pacifico. Pare che abbiamo tirato troppo la corda e che sia ora di dire chiaro “le cose come stanno”. Dice il saggio che il limite è lontano 30-40 anni; 30-40 anni ancora di questo andazzo e la soluzione del problema si sposterà dalle mani degli uomini alla forza delle cose: epidemie, carestie, guerre, migrazioni fuori controllo, rivolte, odio di classe, violenza diffusa, autoritarismi, razzismo, genocidi, crollo demografico.

È già successo altre volte, e sembra non sia bello passarci. Dice il saggio che l’unica via d’uscita ragionevole è un congruo abbassamento dei consumi dei ricchi e un sostenibile innalzamento di quelli dei poveri. Abbattere volontariamente l’idolo stolto della crescita infinita, prima che sia esso a caderci addosso. È il monito che un distinto professore di Los Angeles dallo straordinario talento multidisciplinare ha racchiuso in un libro meritevole di essere più letto. Per un primo approccio nel web: “2050, la nostra scadenza”. Dove, con l’implacabile pacatezza dei saggi, Jared Diamond spiega (in italiano) come e perché stiamo arrivando al “Collasso”.


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