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4 Italiani ostaggi in Iraq: uno di loro è stato giustiziato.

Fabrizio Quattrocchi, 36 anni, era in Iraq dal novembre scorso dove lavorava per la Ibsa, una società di "investigazioni, bonifica, servizi di sicurezza e allarmi".

di Redazione - giovedì 15 aprile 2004 - 12525 letture

15/04 ________________________________________________________________

Il nome dell’ostaggio ucciso è stato dato in diretta dal ministro degli Esteri Franco Frattini. E’ Fabrizio Quattrocchi, ammazzato con un colpo alla nuca. Un’esecuzione registrata su un video dai sequestratori consegnato in tarda serata alla tv del Qatar Al Jazeera, che ha subito diffuso la notizia della morte di un italiano, rifiutandosi però di mostrare le "orribili immagini" dell’assassinio. La tv araba ha fatto vedere il messaggio dei rapitori che minacciano di uccidere "a uno a uno" gli altri ostaggi.

Per ore l’Italia è rimasta sospesa, angosciata al pensiero dei quattro italiani sequestrati e dalle voci che si rincorrevano. Poi lentamente i tasselli del puzzle hanno ricomposto i tragici avvenimenti, mettendo a fuoco un nome, quello di Fabrizio Quattrocchi. Agenzie di stampa e televisioni hanno seguito gli sviluppi, sperando disperatamente in una smentita. Poco prima della conferma del nome, La 7 aveva parlato con la redazione di Al Jazeera che aveva riferito il contenuto del video: i quattro ostaggi incappucciati, seduti davanti a una fossa appena scavata, poi uno viene ucciso con un colpo di pistola alla nuca.

La notizia della morte è arrivata intorno alle 0.30. Il ministero degli Esteri ha informato il fratello Davide, che si trovava in compagnia di un collega di lavoro della vittima. Subito dopo è uscita dall’abitazione la fidanzata di Fabrizio, Alice, e in rapida successione la sorella Graziella, che si sono allontanate dall’abitazione insieme ad alcuni colleghi di lavoro della vittima. Solo dopo aver avvisato i parenti, unici assenti da qualsiasi collegamento televisivo, è stata confermata la notizia su RaiUno.

Fabrizio Quattrocchi, 36 anni, era in Iraq dal novembre scorso dove lavorava per la Ibsa, una società di "investigazioni, bonifica, servizi di sicurezza e allarmi". Originario di Catania, da anni risiedeva a Genova, dove viveva con la famiglia (l’anziana madre è stata colta da malore quando ha avuto la notizia) e la fidanzata. Nel passato aveva a lungo lavorato nella panetteria della famiglia, fino a quando non aveva deciso di cambiare vita: esperto di arti marziali, riservista di fanteria, in Iraq era addetto alla sicurezza personale. A Pasqua aveva telefonato a casa per l’ultima volta.

Un sospiro di sollievo ma ancora tanta paura si poteva leggere nei volti dei familiari degli altri tre italiani sequestrati in Iraq, presenti in studio o collegati con Porta a porta. "Cosa accadrà adesso?" ha chiesto Francesco Cupertino, fratello di Umberto, al ministro Frattini. Senza parole Antonella Agliana, sorella di Maurizio, mentre il padre di Salvatore Stefio, in chiusura del programma ha lanciato un appello per fermare questa guerra, "perché non è giusto che la gente che va lì per lavorare trovi la morte".

Stefio, ex carabiniere, ha chiesto "la collaborazione di tutti gli italiani" affinché scendano in piazza "per fermare finalmente tutto questo": "Io uscirò di casa con la bandiera italiana che tengo esposta alla finestra" per chiedere la collaborazione di tutti, ha concluso.

13/04 ___________________________________________________________________

Sono stati identificati i 4 italiani presi in ostaggio dai mujaidin, di cui si parla da alcuni giorni. Si tratta di quattro dipendenti di un’agenzia di sicurezza americana. Sono: Salvatore Stevio, Umbertino Umberto, Fabrizio Quattrocchi e Maurizio Aliani.

«L’abbiamo sentito il giorno di Pasqua per telefono, la sera abbiamo riprovato e non rispondeva piu». Lo ha detto ai giornalisti il padre di Salvatore Stefio, 34 anni, uno dei quattro italiani rapiti in Iraq che lavora in una società che si occupa di sicurezza.

Stefio, sposato e padre di una bambina, è originario di Lentini, in provincia di Siracusa. La moglie, Manuela, abita a Catenanuova, nell’Ennese, con la bambina. I genitori e il fratello minore, Christian, si sono invece da tempo trasferiti a Cesenativo per motivi di lavoro.

Il padre Angelo ricorda per telefono che il figlio è partito tre settimane fa per Baghdad: «È un ragazzo molto riservato - spiega - e non ci ha mai detto nulla sul suo lavoro. Aspettiamo che ci dicano qualcosa».

«Executive Protection Training School E.P.T.S» è l’ intestazione di un altro documento di Salvatore Stefio, con l’ indicazione «operatore dellasicurezza» (nato il 2 marzo e non il 3 marzo 1970), che la telecamera inquadra in dettaglio.

Inoltre, accanto ai quattro italiani seduti, senza scarpe, viene inquadrata una mitraglietta con calcio metallico pieghevole, una scatola di cartucce, scarponcini da deserto, occhiali da sole, un pc portatile, rullini fotografici.

Al Jazeera ha diffuso le immagini degli italiani e un comunicato dei sequestratori, che per liberarli chiedono le "scuse del governo italiano per l’appoggio all’occupazione, il ritiro delle truppe dal paese, liberazione dei detenuti iracheni e trattative dirette con il gruppo".


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Il dramma dell’ostaggio italiano ucciso in diretta tv. Ma è tutto un reality show?
15 aprile 2004, di : Luca S.

The Vespa horror pictures show Da terza Camera del Parlamento italiano a parossistica unità di crisi. Riccardo Bonacina Fonte: Vita Online - http://www.vita.it - 15 aprile 2004 15 aprile 2004

Nella vicenda degli ostaggi italiani in Iraq, e nel tragico epilogo di questa notte, con l’assassinio di Fabrizio Quattrocchi, continua ad esserci qualcosa che non torna.

Dapprima, venerdì scorso l’annuncio del rapimento di 4 italiani, secondo la testimonianza diretta di un collega della Reuters che certo non aveva nessun motivo per mentire, rapimento poi smentito e, di fatto, verificatosi solo circa 62 ore dopo.

Ieri sera, poi, la gestione della notizia della prima esecuzione dei terroristi fatta in diretta tv, attraverso Porta a Porta in un’inedita versione da reality horror show.

La puntata di Porta a Porta pone una serie di interrogativi inquietanti: a) Perché la trasmissione di Vespa, normalmente registrata nel tardo pomeriggio e poi trasmessa in seconda serata, ieri è andata in onda in diretta? b) Perché il ministro degli Esteri Frattini, invece di starsene alla Farnesina a coordinare l’unità di crisi, dopo che l’annuncio di Aljazera dell’uccisione di uno degli ostaggi era già stata data, sceglieva di essere negli studi Rai? Tra l’altro collezionando una serie di figuracce, come quando ai parenti degli ostaggi che chiedevano un canale di informazione rispondeva "chiamate il numero verde"! c) Come mai in studio erano presenti il fratello di Umberto Cupertino, la sorella di Maurizio Agliana, e il padre di Salvatore Stefio collegato da Palermo, ostaggi nelle mani dei terroristi? E’ solo un caso? Vespa, spiegava che la puntata doveva essere dedicata a ripare i torti subiti dalle famiglie, offese per l’uso di parole come "mercenari", " agenti dei servizi", ecc. Ma se questo era il tema, a che necessità rispondeva la diretta? d) Come mai mancavano proprio i parenti di Fabrizio Quattrocchi, l’ostaggio ucciso? e) Come mai la notizia dell’avvenuto riconoscimento del corpo di Quatrocchi fatta dall’ambasciatore italiano a Doha avveniva proprio nel mentre di un break pubblicitario? f) Come mai l’annuncio del riconoscimento è stato fatto in trasmissione dal vicedirettore di Libero e non dal ministro degli Esteri, che si limitava ad annuire e certificare come un notaio bollito? g) Come mai, pochi minuti dopo l’annuncio, erano già pronti i servizi da Genova sulle reazioni dei famigliari?

Sette domande senza una risposta ragionevole che ingarbugliano un mistero già fitto. La puntata di ieri di Porta a Porta più che ai meccanismi di un programma di informazione ha risposto alle logiche di un reality show. Non è che si è scelto di gestire la delicatissima notizia con una diretta televisiva condotta dal giornalista più affidabile che esista sulla piazza e costruita come un esemplare reality?

4 Italiani ostaggi in Iraq: uno di loro è stato giustiziato.
16 giugno 2007, di : EL AGI |||||| Sito Web: 4 Italiani ostaggi in Iraq:uno di loro é stato giustiziato

A mé mi dispiace mölto che fabrizio he morto ,ma peró loro l´ho sapevano che nell´Iraq c´é la guerra he rischiavano molto ,perché questi: Iraqheni ,Afgani,Irani,Palestinesi,sono tutti ANIMALI non anno CIVILTÁ ,sono IGNORANTI nei suoi stessi Paesi non vengono considerati da nessuno i Politici ,le Guardie dello Stato possono fare quello che vogliono con il suo popolo he le donne vengono trattate come Schiavi he si sottomettono. Sera per mé Saddam Hussein li poteva ammazzare tuttihe l´ho sbaglio piú grave l´ha fatto quel CORNUTO E FIGLIO DI PUTTANA George W. Busch!!!!!!!!!