Un film di Zack Snyder. Con Gerard Butler, Rodrigo Santoro, Lena Headey, David Wenham e Dominic West.
Tratta dalla graphic novel di Frank Miller, la storia dell’epica battaglia delle Termopili (480 A.C.) in cui il re spartano Leonida e il suo manipolo di trecento soldati affrontarono per tre giorni l’immenso esercito persiano del sovrano Serse, e reso per il grande schermo attraverso questo obbrobrio cinematografico diretto da Zack Snyder.
Diciamolo chiaramente, non se ne può più di queste trasposizioni cinematografiche di grandi capolavori del fumetto, perlomeno non in questo modo. Film che sistematicamente trasfigurano il valore delle opere originali, per farne insulsi blockbuster mangiasoldi da rivolgere al mercato del pubblico adolescenziale e di massa.
Ed ecco quindi un film come 300: un’accozzaglia di scene ipertrofiche, violente e machiste che non hanno nemmeno lontanamente lo spessore di una sola delle pagine del fumetto originale. Sappiamo bene che è sempre un grave errore accostare l’opera cinematografica al romanzo, al racconto o al fumetto a cui si ispira, ma è proprio il film 300 di Snyder a risultare alla fine ben poca cosa.
Innanzitutto i ritmi serrati attraverso i quali la storia viene affrontata e dipanata, producono l’effetto di decontestualizzare il vettore narrativo reso tramite l’espediente della voce – off (che nell’intera produzione milleriana rappresenta sempre l’anima calda della vicenda che viene raccontata), e che nella versione italiana assume il valore aggiunto di un ulteriore appiattimento. Inoltre le plastiche scene di battaglia, fulcro del film, vengono rovinate da uno scriteriato utilizzo di zoomate sincopate che fanno assomigliare il tutto ad un videogioco. I personaggi divenuti carne e ossa, tranne quello della regina (a cui nel fumetto sono dedicate solo quattro tavole), sono tutti piatti e monodimensionali rispetto agli originali creati dalla linea di una matita.
L’appendice regalata al film rispetto al fumetto, fatta di scene di sesso, congiure di palazzo e virate nel mondo del fantasy serve solo ad alimentare il calderone della spettacolarizzazione. La fotografia, che accentua la saturazione cromatica ed intensifica il colore nero delle immagini, è l’unico elemento salvabile. Le polemiche alimentate dalle chiacchiere di chi vede nella Persia di Serse una qualche rappresentazione cinematografica dell’odierno Iran e del mondo arabo in generale, servono solo a far fare altre barche di soldi ai produttori.
In definitiva, se questa è la sorte a cui vanno incontro nel mondo del cinema i capolavori fumettistici di Frank Miller (parliamo anche del più che mediocre Sin City), è augurabile che in futuro non ci siano ulteriori trasposizioni. Quanto allo stesso Miller, produttore esecutivo del film, lasciano perplessi le dichiarazioni in cui afferma di ritenersi più che soddisfatto del risultato.
Ciò fa scaturire due considerazioni su Miller che ben inteso, per chi scrive, è il più grande fra gli autori del fumetto moderno: la prima, venale ma realista, che i soldi, quando sono tanti, aiutano a superare ogni ostracismo, titubanza, dubbio o perplessità (ricordiamo anche il milioncino di dollari avuto dalla DC per realizzare il secondo capitolo del Cavaliere Oscuro); la seconda considerazione è amara ma ancora realista.
Una delle maggiori peculiarità che ha sempre contraddistinto i suoi lavori, è il taglio prettamente cinematografico delle sue storie, nei disegni, nel modo di raccontarle. Una volta compiuto il grande balzo, dalla carta alla celluloide, osservandone i risultati (produttore di 300, produttore e co-regista assieme a Rodriguez di Sin City), non rimane altro che avvalorare quel vecchio assunto che afferma come ci sia sempre una bella differenza tra avere una certa predisposizione cinematografica e saper fare del cinema veramente.
Tornando in fine a 300 e ai suoi autori, il pensiero inorridisce al sapere che hanno intenzione di realizzare un film da un altro capolavoro del fumetto supereroistico e che in parte ne ha fatto la storia, Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons.