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26 aprile: non dimentichiamo la tragedia di Chernobyl

Era il 26 aprile di 32 anni fa, l’Europa si risvegliò (tranne la Francia, la cui popolazione venne criminalmente tenuta all’oscuro) sotto l’incubo di una nube radioattiva generata dal più spaventoso disastro nucleare mai avvenuto. Un articolo di Angelo Baracca.
di Redazione - giovedì 26 aprile 2018 - 3167 letture

Era il 26 aprile di 32 anni fa, l’Europa si risvegliò (tranne la Francia, la cui popolazione venne criminalmente tenuta all’oscuro) sotto l’incubo di una nube radioattiva generata dal più spaventoso disastro nucleare mai avvenuto.

Non scrivo questa nota con l’ambizione di fare un bilancio [1], ma perché non dobbiamo assolutamente dimenticare! Due anni fa sul Fatto Quotidiano Lorenzo Galeazzi riassumeva efficacemente la situazione così: “Dal 1986, anno dell’incidente nucleare, la popolazione è diminuita di 6 milioni e mezzo principalmente per l’incremento delle morti infantili. Preoccupante anche la salute dei figli delle persone colpite dalle radiazioni: l’instabilità genomica ha aumentato la probabilità di contrarre tumori, malattie genetiche e malformazioni” (Il Fatto quotidiano).

“Chernobyl non è finita, è appena cominciata”: Yury Bandazhevsky, scienziato bielorusso, imprigionato per aver contestato la versione ufficiale, ora vive in esilio , USA Today.

Il 26 aprile 1986 il mito dell’energia nucleare ricevette un colpo mortale – quell’energia che avrebbe dovuto essere “Troppo economica per misurarla” (Too cheap to meter, Lewis Strauss, Atomic Energy Commission, 1954).

L’Era nucleare – cupamente inaugurata il 6 e 9 agosto 1945 dai “funghi atomici” di Hiroshima e Nagasaki – ha provocato danni incalcolabili, ha prodotto sostanze radioattive artificiali che perdureranno per tempi inimmaginabili, ha generato armi che mettono a rischio l’esistenza stessa della società umana.

Rosalie Bertell (1929-2012, premo Nobel Alternativo, si batté per fare avere cure mediche alle vittime di Bhopal e di Chernobyl) valutava 19 anni fa in 1 miliardo e 300 milioni le possibili vittime dell’Era nucleare (“Victims of the Nuclear Age”, The Ecologist, novembre 1999, p. 409-411, ; trad. it. , tutti dovrebbero leggerlo: “Malgrado il tentativo di insabbiamento delle autorità, possiamo già cominciare ad enumerare le vittime reali dell’era nucleare”).

Con i non meno spaventosi disastri dell’11 marzo 2011 a Fukushima (fusione dei noccioli di 3 reattori, più incidente assolutamente inatteso a una piscina di decontaminazione del combustibile nucleare esaurito) sono 5 gli incidenti nucleari di eccezionale gravità avvenuti in 39 anni, dopo quello di Three Mile island del 1979, con una frequenza media di uno ogni 6 anni (senza contare gli innumerevoli incidenti “meno gravi”): stima molto più espressiva e realistica dei complessi calcoli sulle probabilità di incidenti puntualmente smentiti dalla realtà a posteriori. “Le statistiche sono le persone che non possono più piangere” ha dichiarato un abitante di Rongelap, della Repubblica delle Isole Marshall che subì 23 test nucleari statunitensi negli anni Cinquanta.

Quali che siano le valutazioni – la potente lobby nucleare non desiste dal contrastare l’inesorabile declino di questa energia [2], e le potenze nucleari si oppongono strenuamente alla messa al bando di queste armi – non sarà mai troppo tardi per chiudere per sempre l’Era Nucleare: in ogni caso essa lascerà una pesantissima ed ineliminabile eredità per decine di generazioni a venire!

Mentre lottiamo ci battiamo perché il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari entri in vigore, non dimentichiamo tutte le “vittime dell’Era Nucleare”.


L’articolo di Angelo Baracca è stato pubblicato nel circuito Pressenza.


[1] Le valutazioni ufficiali sono da molti considerate decisamente ottimistiche e assolutorie (e personalmente condivido in toto queste critiche). Consiglio i rapporti di Greenpeace: “L’eredità nucleare di Fukushima e Cernobyl”, marzo 2016, .

[2] Angelo Baracca, “L’inesorabile agonia dell’energia nucleare”, Pressenza, 30 maggio 2017,.


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