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25 novembre di riflessione

Ho chiesto alla mia classe del corso di Letteratura Angloamericana all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo di scrivere commenti e considerazioni personali. Di seguito alcuni estratti...

di Alessandra Calanchi - mercoledì 2 dicembre 2020 - 1578 letture

25 NOVEMBRE GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

In questa occasione che non è di festa, ma di riflessione, ho chiesto alla mia classe del corso di Letteratura Angloamericana all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo di scrivere commenti e considerazioni personali. Di seguito alcuni estratti che ho scelto a rappresentanza di tutte le mie bravissime allieve – e non manca una toccante testimonianza maschile.

Perché i giovani hanno una voce intensa, potente, competente. Hanno idee e opinioni. A volte sono tristi, a volte sono arrabbiati. A volte hanno bisogno di silenzio, a volte di rumore. A volte hanno perfino voglia di raccontare. Ascoltiamoli.

Alessandra Calanchi

Se niente cambia

Vorrei condividere quest’immagine che ho trovato oggi in una pagina Instagram perché ritengo che sia tanto diretta quanto significativa.

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25 novembre - giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Proteggere le proprie figlie sta diventando sempre più importante rispetto all’educare i propri figli: le ragazze, fin dall’adolescenza, vengono messe in guardia sui rischi che corrono quotidianamente, vengono ammonite di vestirsi in maniera “adeguata” e di evitare di percorrere da sole strade buie. Ai ragazzi si insegna invece ad essere forti e dominanti. È questo punto che deve essere cambiato. Le donne non possono più essere incolpate per quelle che sono e quello che fanno: devono potersi sentire libere di scegliere, e nessun uomo dovrebbe impedire loro di agire come vogliono.

La violenza si presenta sotto centinaia di forme e nella maggior parte dei casi viene praticata proprio da coloro che vivono a stretto contatto con le donne. Tuttavia, si tende sempre ad ammonire e a proteggere, e troppe volte a incolpare la donna, piuttosto che educare e informare l’uomo: il sistema educativo deve spostare la sua attenzione verso un’altra direzione, altrimenti non cambierà mai niente. Il problema è che gli uomini non sono consapevoli di cosa significhi essere donna, e di conseguenza sono riluttanti e scettici nel capire, ma soprattutto nel riconoscere, gli accorgimenti e avvertimenti che le donne devono sempre seguire per poter vivere in sicurezza. (Cecilia Cangiotti)

Qualcosa si è mosso

Il 25 novembre, da ormai 21 anni, ricorre la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Per questa triste ricorrenza (dico triste perché pur trattandosi di un momento di sostegno, di affetto e di vicinanza, resta il fatto che questa giornata esiste perché esiste ancora questo tipo di violenza, e, a giudicare dai dati statistici, non si tratta di un fenomeno in miglioramento, anzi) ho scelto di parlare di un argomento di cui si sta discutendo molto in questo periodo, relativo al cosiddetto revenge porn (diffusione non consensuale di materiale intimo).

Ci troviamo a parlarne nel 2020 perché dopo che la ragazza ha denunciato i soggetti in questione, qualcosa si è mosso: il suo ex fidanzato l’ha risarcita e deve scontare un anno di servizi sociali, mentre la direttrice d’asilo e la madre dell’alunno dovranno affrontare il dibattimento. Ora, fermo restando che il revenge porn è un reato a tutti gli effetti e che questa è vera e propria violenza, mi chiedo come sia possibile che, nel 2020, nel ventunesimo secolo, in un momento in cui la sensibilizzazione è forte e in cui si dovrebbe avanzare non solo tecnologicamente ma anche mentalmente, accadano queste cose. Fa rabbrividire il fatto che sia la donna a essere stata messa in risalto per ciò che ha fatto, e non l’uomo, il quale ha compiuto un reato, ha violato la legge, ma soprattutto ha rovinato la vita a un’altra persona. (Chiara Stefani)

I maschi sono fatti così

L’estate scorsa ero a cena con un’amica e le raccontavo di un’esperienza di catcalling (= molestie verbali, fischi, ecc.) che avevo avuto quel giorno. Una ragazza seduta di fronte a noi si è unita alla conversazione e ha detto: “Ti capisco… però dai, i maschi sono fatti così, si sa”. Io ci sono rimasta male e ho cercato di spiegare come mi sento ogni volta che mi accade, e di nuovo lei ha minimizzato esclamando: “Ma fregatene, sono solo degli stupidi”.

Io non so cosa abbia portato quella ragazza a pensare che debba accettare un tale comportamento dagli uomini solo perché “sono fatti così”, ma io non smetterò di parlare di argomenti legati al tema della VAWG (violenza contro le donne e le ragazze) finché quella frase cambierà in questa: “i maschi devono essere ritenuti responsabili delle loro azioni”. (Jasmine Farizi)

La violenza del linguaggio

La violenza di genere non è solo fisica, bensì anche psicologica, sessuale, verbale, perché anche il linguaggio sessista è esso stesso una violenza. Per offendere una donna si usano termini appartenenti alla sfera sessuale, perché sono efficaci nel ferirla, ma un uomo invece non viene mai giudicato in base alla propria libertà sessuale. Usare un linguaggio sessista significa dare manforte al maschilismo e alimentare gli stereotipi, e allora diventa necessario cominciare a depurare il nostro modo di parlare, liberando così le donne dalla paura costante del giudizio. (A. B.)

Non voglio dimenticare

Quando avevo 15 anni sono stata protagonista di un episodio in cui un mio compagno di classe si è rivolto a me e a due mie amiche in modo molto violento, chiamandoci con nomi dispregiativi e minacciandoci di morte. Abbiamo avuto la forza di raccontare tutto agli adulti, che ci hanno aiutato a risolvere la situazione, ma anche oggi, dopo 6 anni, mi ricordo perfettamente le sue parole, perché sono state come una lama di un coltello e mi hanno ferito profondamente, ma che allo stesso tempo non voglio dimenticare. Mi ritengo fortunata perché ho avuto l’appoggio e il supporto dei miei genitori e la situazione non è andata oltre, ma questo è un esempio di quanto le parole possano far male. (Vittoria Giantomassi)

Un no è un no

Secondo me, quello che è sbagliato nella società di oggi è che alle donne viene insegnato fin da piccole come devono vestirsi, come non devono comportarsi, cosa possono dire e cosa no. Al contrario, agli uomini non si insegna che “no” significa “no”, o che indossare una minigonna non è un invito implicito a fare sesso. (Klea Maloku)

Non è amore

Tutto è iniziato con uno strattone perché non avevo risposto a 3 telefonate consecutive. La stessa notte mi sono martellata la testa, ho pianto per ore e ore, sapevo già tutto, ma per me lui era quello che avevo aspettato e voluto tanto ed ero convinta che non sarebbe più successo nulla. Ma così non è stato. Gli avvenimenti successivi sono stati un susseguirsi, tutti con lo stesso copione: da una qualsiasi litigata partivano schiaffi, calci, pugni e il mattino dopo infiniti messaggi di scuse ai quali non ho mai resistito. Non potrò mai dimenticare la sensazione che avevo al risveglio: la testa mi scoppiava, gli occhi gonfi e ancora dolorante in qualsiasi parte del corpo… correvo in bagno a darmi una sistemata per non farmi vedere da mia mamma o da mia sorella. Per me era inconcepibile parlarne con qualsiasi persona perché sapevo che poi sarebbe finito tutto e io proprio non riuscivo a staccarmi da quel mostro. Mai ho pensato neanche lontanamente di denunciarlo. Dopo un ultimo episodio particolare qualcosa in me ha avuto la forza di farmi reagire a quella situazione riprendendomi tutta me stessa, tutti i miei spazi e tutta la mia vita in mano.

Oggi sono felicemente fidanzata con un ragazzo che mi ha fatto capire quanto è bello essere una donna libera. Tutto quello che ti toglie la normalità, che ti ferisce mentalmente e fisicamente è violenza ma soprattutto non è amore. (N.B.)

Possedere e maltrattare

In futuro non vorrei dovermi preoccupare di come sono vestita quando esco di casa, non vorrei portare sempre con me uno spray al peperoncino nel caso qualcuno possa aggredirmi, non vorrei sentirmi denigrata al lavoro, o avere paura di perderlo perchè aspetto un figlio, non vorrei avere tutti questi timori; vorrei solo vivere in una società dove ci sia la parità dei generi e la donna non venga vista come un oggetto da possedere e maltrattatare. (Erika Paolo)

Volersi bene

Anche io in passato mi sono trovata ad affrontare un periodo difficile, legato all’ambito scolastico, sentendomi in qualche modo “sbagliata”. Ovviamente la mia situazione non si avvicina minimamente alla gravità di tanti altri casi, ma ho voluto menzionare questo fatto perché credo che ciò possa aiutare a capire che in alcuni casi la cosa più difficile consiste nel trovare il coraggio di reagire, denunciare la cosa e chiedere aiuto. Ma al tempo stesso credo che ci si debba “volere bene”, e fare il primo passo per aiutare sé stessi a uscire da una situazione difficile. (Claudia Galli)

Non abbassare la guardia

C’è ancora molto da fare su tantissimi fronti. Troppo spesso sentiamo e leggiamo notizie di femminicidi, di violenza fisica, ma anche psicologica, perpetuata su bambine, ragazze e donne. A casa, sul lavoro, in televisione, nei tribunali, nella società. Proprio nella giornata contro la violenza sulle donne, in tv è andato in onda un programma da far venire la pelle d’oca. Per fortuna è stato sospeso, ed è il minimo. Sarebbe da portare in tribunale chi ha ideato una simile oscenità. Perché la violenza non è solo fisica, al contrario. La violenza sulle donne inizia verbalmente, con alcuni comportamenti irrispettosi, sia di donne sia di uomini. Lottiamo nel nostro piccolo tutti i giorni, e la strada non è per niente finita, anzi. Al contrario, è lunga e tortuosa, fatta ancora di sofferenza e ingiustizie, ma anche di tanta bellezza e soddisfazione. Stiamo unite e continuiamo così, la direzione è quella giusta. (Giada Muccioli)

Un’immagine distorta della donna

Viviamo in una società sbagliata in cui alle donne viene detto come vestirsi, come comportarsi, in quali fasce orarie uscire; addirittura viene insegnato come difendersi dalle violenze piuttosto che educare gli uomini sin dalla loro infanzia a non essere violenti, a non farli crescere con un’immagine distorta della donna. Perché ancora oggigiorno le donne devono temere di perdere la propria vita? Anche noi donne dobbiamo sentirci libere. (Nouhaila Aotarid)

Paura di non essere credute

Spesso non ci soffermiamo a riflettere su quanto ci accade attorno ma la violenza di genere non può essere eliminata se prima di tutto non cambiamo noi stessi. La violenza è simbolo di debolezza e impotenza che spesso viene causata da insofferenze, insoddisfazioni o addirittura gelosia. Uno dei motivi che spesso spinge molte donne a non denunciare le violenze subite può racchiudersi nella paura di non essere credute, poiché spesso non ci sono persone che possano testimoniare il vero. La violenza domestica è un reato che deve essere punito ed è importante denunciare sempre. (E. Antonelli)

La punta dell’iceberg

La violenza si manifesta sotto molte forme, l’omicidio è solo la punta dell’iceberg. Il linguaggio sessista, la pubblicità sessista, il controllo, l’annullamento, l’umiliazione sono tutte forme di violenza non visibili, sono forme sottili attraverso le quali la mentalità maschilista si fa strada nelle menti delle persone. Dico persone poiché spesso non sono solo gli uomini a svalutare le donne, ma anche le donne stesse. È una mentalità che infetta l’intera società.

La violenza fisica non è la sola a ferire la vittima, ma anche quella psicologica: in modo subdolo l’abusante mina alla dignità e all’autostima della vittima, sminuendola. In questo modo la vittima si ritrova incastrata nella rete di abusi, da cui non è semplice uscire. Infatti, la difficoltà maggiore in questi casi è capire quando è il momento di chiedere aiuto prima che sia troppo tardi.

Questa è la società in cui viviamo, una società in cui è ancora difficile essere donne, nonostante il fatto che ci troviamo nel 2020 e non nel Medioevo. (Eleonora Guerra)

Forse sono stata fortunata

Forse sono stata fortunata a crescere in una famiglia in cui non sono mai stata trattata in modo diverso perché ero una femmina… nessuno mi ha mai detto “non puoi farlo perché sei una donna”, né “devi farlo perché sei una donna”. Ma oggi, dopo tante lotte per la parità, è una vergogna che ci siano ancora persone che si comportano come se gli uomini fossero superiori alle donne – ammesso che la superiorità giustifichi la violenza, ma questo è un altro discorso.

Dovremmo iniziare a educare al rispetto, non alla violenza. (Silvia di Filippo)

Non immagino quanto possa essere difficile

Per mia esperienza personale, ho imparato che una parola detta da una ragazza può essere peggio di un pugno da parte di un ragazzo, e non sto parlando di rifiuti amorosi – sto parlando di insulti o commenti negativi. Ricordo un giorno, quando avevo 14 anni, una ragazza molto carina che avevo appena incontrato mi chiamò “brutto” mentre rideva con le sue amiche. Quel gesto mi distrusse e rovinò la mia autostima per un po’. Poi, in seguito, decisi di fregarmene dell’accaduto e di non pensarci più… ma se una sola parola può provocare così tanto dolore non immagino quanto possa essere difficile per chi viene bullizzata così ogni giorno. (Nicola Polidori)



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