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Il nuovo governatore lombardo ne sceglie una di Como mentre Bobo Maroni ha perso il posto di lavoro
di Adriano Todaro - mercoledì 28 marzo 2018 - 1425 letture

Stamattina mi sono svegliato pieno di ottimismo. Mi sono guardato attorno e ho visto che, in Padania, tutto funziona a puntino. Mi fanno pena coloro che abitano in altre regioni. Pensate ai calabresi che hanno solo la ‘ndrangheta e la statale 106; pensate ai siculi che non hanno neppure la 106 ma solo Nello Musumeci e la mafia. In realtà hanno anche Vittorio Sgarbi e ho detto tutto.

Invece in Lombardia dove notoriamente la mafia non c’è, tutto funziona come un orologio svizzero. Certo, mi spiace che uno dei grandi pensatori lombardi, quello che dirigeva la Regione, tal Bobo, non sia stato più eletto. Lì, però, è successo un “errore di sbaglio” nel senso che lui si è dimesso dalla Regione Lombardia perché convinto che Fi avrebbe preso un sacco di voti e già si vedeva male male che andasse, ministro. Nelle migliori delle ipotesi, presidente del Consiglio.

Invece è andata male e così lui ha perso il posto di lavoro. Io, per principio, sto sempre dalla parte di chi perde il posto di lavoro perché so, troppo bene quanto è importante averlo. Se si presentava alle ultime regionali, sarebbe, sicuramente, stato eletto. D’altronde il popolo lombardo ha digerito per tanti anni una verginella come Formigoni, figuratevi se non votava Roberto Maroni, detto Bobo, famoso suonatore di piffero.

Il guaio è che quando si perde un posto come quello di Bobo, cominciano i guai. Arriva, puntuale, la giustizia a orologeria perché, come vi ho detto, in terra padana tutto funziona come gli orologi svizzeri. E così un pubblico ministero che sarà certamente uno che viene dalle Brigate rosse, ha chiesto due anni e mezzo di carcere per l’ex presidente Bobo. La requisitoria arriva dopo due anni dall’inizio del dibattimento perché la difesa di Bobo ha fatto valere più volte il legittimo impedimento: una volta perché c’era il referendum, una volta per le elezioni, una volta perché la zia era malata, una volta perché aveva l’unghia dell’alluce incarnita. Ora, però, bisogna concludere. Ed ecco la richiesta del carcere.

E che ha fatto il nostro, anzi il mio presidente? Poca cosa. L’ho già raccontato varie volte. Quando era ministro (incredibile! È stato anche ministro) aveva una collaboratrice che si chiamava Maria Grazia Paturzo la quale desiderava andare a Tokio non per fare un viaggio di piacere, sia ben chiaro, ma per promuovere l’Expo. Sentimenti nobili, come si vede. Perché proprio lei? Primo perché, in quel momento, era dipendente Expo e, secondo – come dice il Pm rosso – perché raccomandata da Bobo. C’è andata? No che non c’è andata. E neppure Bobo. E perché? Per gelosia. Ma come? Un lümbard geloso? Non lui. Isabella Votino che di mestiere, in quel momento, faceva la portavoce di Bobo. Ora, che Bobo abbia bisogno di una portavoce e cosa buona e giusta perché quando parla, non si capisce mai nulla. Insomma, dramma della gelosia, tutti i particolari in cronaca. La vicenda s’ingrossa ed ecco che si aggiunge, in questo feuilleton, un’altra donna che si chiama Mara Carluccio la quale, sempre secondo l’accusa non noi, aveva ottenuto un contratto in Eupolis, società legata alla Regione grazie a Bobo. Intervistato, Roberto Maroni, ha dichiarato: “Sono tranquillo”. Meno male.

Hai capito il suonatore di piffero? Intanto è arrivato quello nuovo, sempre leghista, quello della “razza”. Attilio Fontana, così si chiama, e cosa ti fa in uno dei primi atti da governatore? Sembra abbia deciso di chiamare a capo della sua segreteria, l’avvocato di Como Giulia Martinelli, classe 1979. Un posto che vale 100 mila euro. All’Ordine milanese degli avvocati sono iscritte 23.400 persone ma, casualmente, è trovata a Como. Bene, tutto a posto? Veramente mi sono scordato una cosa che non so se è importante. Comunque ve la dico ugualmente: Giulia Martinelli è, ancora casualmente sia ben chiaro, l’ex compagna di Matteo Salvini con cui ci ha fatto anche una figlia.

Bene. Finito? No. Ci sarebbe la questione che tutto funziona bene come gli orologi svizzeri. Ad esempio i treni. La Lombardia dopo la cura Formigoni e Maroni si ritrova con il 40% dei treni che hanno più di 35 anni di vita. I pendolari hanno un mezzo moderno ogni 4.568 utenti. Secondo un’inchiesta di Business Insider, su “52.514 treni, nel gennaio 2018, ben 18.476 hanno viaggiato con un guasto definito medio e ben 12.865 con un guasto grave”. Inoltre, “trentasei treni su 100 avevano una o più porte rotte; il 39% dei treni non era stato pulito” ecc.

Ecco, poiché ormai Bobo ha del tempo libero, invece che stare ai giardinetti o rompere le balle a quelli che fanno lavori stradali, provi ad andare su un treno di pendolari, la mattina alle 7,30 gridando: “Sono tranquillo”.

Avete capito ora perché sono ottimista. Perché va tutto bene. E voi siculi tenetevi Sgarbi. Al massimo vi darà della capra. E che sarà mai! Da noi, al Nord, non ci sono più neppure le capre.


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