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“1997 – Fuga da New York” di Walter De Stradis

Un bell’omaggio al cinema, quello di Walter De Stradis, e a quanti credono o fanno di esso quasi una ragione di vita.
di Armando Lostaglio - giovedì 4 luglio 2013 - 3640 letture

E’ stato appena pubblicato da Arduino Sacco Editore “1997 – Fuga da New York”, scritto da Walter De Stradis. Una operazione encomiabile, cui va dato merito all’editore Arduino Sacco, che ha scelto di realizzare una collana di Ritratti di cinema, sull’onda lunga di una memoria che viene da lontano, e che ha visto (ad esempio) nei mitici “Cahiers” francesi una nobile tradizione, celebrata quindi dai registi della Nouvelle Vague.

Questo Ritratto dedicato ad un film cult di John Carpenter si legge d’un fiato, alquanto scorrevole e di orientativa divulgazione cinematografica. De Stradis riesce infatti a penetrare nello spirito del film, nella sua scrittura compendiata mediante la chiave di lettura dei personaggi, non soltanto sul piano umano. Tratteggia i ruoli, i protagonisti, la lungimiranza del messaggio di Carpenter imperniato sulla violenza quale misura dello scontro fra nature umane e (possibili) evolutive “redenzioni”. Trame e sinossi del film conferiscono al testo una assortita gamma di valutazioni su un film che non rientra nei personali e propri archivi della memoria di celluloide.

La personale visione di film (più o meno) del genere si ferma infatti ad opere cult come “Blad Runner” del grande Ridle Scott, film che inaugurò quasi vent’anni fa le mostre cinematografiche del CineClub “De Sica” nel cinema Vorrasi di Rionero, con la prima CinEtica (era il 1995). Portammo a relazionare su quell’opera il professor Pagliara, docente di architettura a Napoli, un evento fra cinema urbanistica e futuro. Altro film di culto cui personalmente rimango legato è “Strange days” che colpì tutti a Venezia per la visionarietà utopica della regista (celebrata successivamente con l’Oscar) Kathrin Bigelow, che peraltro avemmo modo in quella occasione di intervistare. Era il 1995 e quel film, scritto da James Cameron, lasciò una traccia indelebile sulla maniera di trattare futuribile e cibernetica. Opere che, come quelle di Carpenter, lasciano il segno, e che De Stradis ha fatto bene a ricondurre ad una rilettura ed alla memoria, per una analisi comparata fra cinema del futuro e del presente.

Quanto al racconto inedito del giornalista-scrittore, “Fuga da Scab”, (epilogo di questa pubblicazione) non è erraro ritenere che rappresenti uno dei possibili prologhi al cult “1997” di Carpenter: ha scritto una storia avvincente nella scelta e nella descrizione dei luoghi, e soprattutto dei personaggi, una bella sceneggiatura con finale a sorpresa, come peraltro impone la tradizione.


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