17 marzo, che rimane da festeggiare?


L’unità è stata una luce che in centocinquant’anni si è quasi spenta.
martedì 15 febbraio 2011, di Antonio Carollo - 613 letture

Siamo orgogliosi della nostra storia (degli ultimi centocinquant’anni)? Ne dubito molto. Forse anche per questo la festa del 17 marzo è così controversa (non certamente per le scempiaggini della Lega e dei deliri estremistici di certi separatismi meridionali). La prossima ricorrenza è per me un normale anniversario, enfatizzato dalla cifra tonda degli anni trascorsi; niente di più. L’unità fu una grande conquista per la Nazione Italia? Rispondo di sì, ma essa fu poi ampiamente deturpata dalla politica piemontese, ispirata più da una volontà di espansione di quella monarchia che da un effettivo anelito a costruire una società nazionale decentemente democratica (dal ’61 in poi mancò lo spirito di Cavour e fu ignorato Mazzini). Ripeto siamo orgogliosi?

Fino al ’22 del Novecento abbiamo avuto un ordinamento paternalistico, lontanissimo dalla vera democrazia; non parliamo del ventennio fascista avallato da un popolo pecorone; il cinquantennio demoscristiano ci inorgoglisce? come risposta basta l’ignominia con cui è crollato tra corruzione e mafia; il ventennio berlusconiano? il peggiore becerume affaristico al potere.

L’unità è stata una luce che in centocinquant’anni si è quasi spenta. Non ho voglia di festeggiare alcunché.

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