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130 anni fa il primo jukebox

di Sergej - domenica 24 novembre 2019 - 456 letture

Oggi sembra una tecnologia aliena, oppure il prodotto di un tecnologo cyberpunk. Il jukebox riusciva a riprodurre la musica in maniera analogica, meccanica, utilizzando una cosa chiamata dischi in vinile. Negli anni Sessanta del Novecento fece parte del risveglio culturale e sociale seguito agli anni tragici della guerra, con la prima generazione di teenager della storia. Ancora nel secolo scorso c’erano canzoni che inneggiavano al jukobox (si pensi a Edoardo Bennato). Oggi è oggetto d’antiquariato vintage e di collezione.


Era il 23 novembre 1889 quando, al Palais Royale Saloon di San Francisco, entrò in funzione il primo jukebox della storia. L’apparecchio installato in California dalla Pacific Phonograph Co., aveva ancora poche somiglianze con quello destinato a diventare il simbolo del consumismo e dell’America degli anni ’50: all’interno di un armadio di quercia erano inseriti un fonografo di Edison (classe M) e quattro tubi simili a stetoscopi che fuoriuscivano dalla scatola di legno. Attraverso queste serpentine, quattro persone potevano ascoltare musica contemporaneamente, semplicemente avvicinandone le estremità all’orecchio ed inserendo nello scomparto una monetina.

Visto che le monete di allora erano coniate in nickel, il jukebox era anche chiamato "nickel-in-the-slot-player", letteralmente "lettore musicale con monetina in fessura", appellativo ideato dall’imprenditore Lois Glass che aveva installato al Palais Royale il primo esemplare. Il successivo "jukebox", pare sia invece derivato dallo slang "juke house" che si riferiva alle case di tolleranza e a tutti quei luoghi in cui la musica non era sconosciuta.

Fonte: RaiNews



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