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12 ottobre 1492

Cinquecentoventisei anni fa Cristoforo Colombo scoprì l’America. La prima fakenews della Storia?
di Piero Buscemi - venerdì 12 ottobre 2018 - 877 letture

Giungere in un nuovo continente e affermare di aver scoperto una nuova terra, mentre dei tizi nudi e abbronzati ti guardano con sospetto dai cespugli dietro la spiaggia, è davvero una presunzione. I libri di scuola, però, ce l’hanno imposto come dato statistico da ricordare a memoria durante le interrogazioni. Il 12 ottobre 1492 (scoperta dell’America), il 5 maggio 1821 (morte di Napoleone) e, poi, 11 luglio 1982 (la pipa tremolante tra le labbra di Bearzot), sono le date che, chi ha superato i 50, si trascina negli anni, con la speranza di trasmettere queste semplici nozioni mnemoniche ai propri figli, impegnati sul divano a distruggere l’ultimo mostro di Splatter House.

Però, dopo un immediato tuffo nostalgico agli anni del grembiule nero, la bella del primo banco e la minigonna della supplente di Storia, ogni tanto ci assale il dubbio che, quello che per anni ci hanno raccontato e fatto studiare, possa realmente essere accaduto. E’ l’assillo del dubbio sulla stessa falsa riga che ha posto delle domande sullo sbarco sulla Luna, sull’arca di Noè o sulle Torri Gemelle.

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caravella

Su Colombo e sulla sua grande scoperta, che avrebbe determinato lo sconvolgimento del Mondo Antico e l’apertura verso quello Moderno, le tesi di conferma e di smentita si sono susseguite negli anni e tante ne verranno formulate nel prossimo futuro. Forse è un’esigenza di riscrivere la Storia, per provare a trovare altri motivi di discussione e di giustificazione sul nostro operato contemporaneo, figlio di quelle idee brillanti e quelle imprese sognatrici dei nostri antenati.

Qualcosa di peggio della vicenda dell’uovo e della gallina. Di più sottile della nascita del Cosmo, dello sputo sul fango, della costola che originò la donna e che D’Annunzio si tolse per motivi più ludici (ma forse anche questa fu una fakenew). Di più accattivante della love story tra Kennedy e Marylin, o tra Salvini e la Isoardi.

A noi Italiani piacciono i pettegolezzi, anche del passato. Specialmente se riguardano rapporti personali, gusti sessuali e gossip in genere. Giulio Cesare era bisessuale? Vittorio Emanuele II fu sostituito nella culla? Michelangelo era un assassino? Mussolini era impotente? Domande che non cercano neanche una risposta. Si perderebbe il piacere di continuarne a parlare e a coniare supposizioni e smentite.

Sulla scoperta dell’America, a parte la scontata versione che l’America fu scoperta dagli "americani", o per meglio dire, dagli indios che lì abitavano da secoli, potremmo spaziare dal viaggio "immaginario" dei vichinghi ai marziani che costruirono le piramidi Incas, dopo essere già passati sulla Valle del Nilo.

Sicuramente si può sostenere che l’avvento dell’America sul destino di questa parte del Mondo, ha condizionato il corso degli eventi dei secoli successivi. Il pomodoro e il tabacco hanno creato lo sfruttamento degli schiavi del mondo moderno e l’attività economica del contrabbando. I cowboy hanno arricchito le casse delle produzioni cinematografiche. La famiglia Kennedy ci ha insegnato come uccidere un presidente e la grande solidarietà familiare, da condividere la morte e una donna. E poi la multietnia, da accettare su una pista di atletica leggera o sul parquet di un palazzetto da basket. Con la bandiera a stelle e strisce e l’inno nazionale a commemorare un soldato morto in guerra.

Altro dato certo è che, quando l’Europa decise di andare a vedere il nuovo Mondo e come sfruttare al meglio le risorse di un territorio, gestito impunemente da dei selvaggi nudi, cinquecento anni fa non poteva immaginare che, un giorno, i figli di quel popolo annientato dalla Storia, avrebbero ricambiato la cortesia per essere ricompensati dei danni subiti. Paghiamo ancora gli interessi di questo scambio culturale.


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