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11 settembre: il nuovo ordine

L’11 settembre il mondo si è fermato, quel giorno ha inaugurato una nuova era di guerre e repressioni. A due anni di distanza dall’inizio della "crociata", la guerra al terrorismo più che una dottrina per il dominio del mondo, si sta dimostrando un facile slogan utilizzabile da qualsiasi altro impero che voglia liquidare l’opposizione.

di Laura Giannini - sabato 6 dicembre 2003 - 5508 letture

Lucca, una città di provincia, chiusa nelle proprie piccole certezze, l’11 settembre era sconvolta, angosciata, deserta. Mi ricordo il senso di sbandamento che provai nel vedere il centro, di solito affollato,soprattutto nei giorni che precedono la festa di Santa Croce,completamente vuoto. Mi guardavo intorno: le finestre delle case erano tutte aperte, da fuori si sentiva la televisione, i telegiornali che si sovrapponevano; la maggior parte dei negozi era chiusa, i bar completamente vuoti. Quell’immensa solitudine...mi creava ansia.

L’11 settembre il mondo si è fermato. L’11 settembre ha inaugurato una nuova era di guerre e repressioni scatenate non da un solo impero, quanto, invece, dalla sua legittimazione internazionale. Da quel momento in poi la dottrina di Bush è diventata globale. A due anni di distanza dall’inizio della "crociata", la guerra al terrorismo più che una dottrina per il dominio del mondo, si sta dimostrando un facile slogan utilizzabile da qualsiasi altro impero che voglia liquidare l’opposizione. Si può utilizzare anche, però, contro i movimenti di liberalizzazione o di tutela dei diritti umani, estesa a piacimento contro gli immigrati indesiderati, e perchè no?, anche nei confronti dei giornalisti "ficcanaso". Il mondo è stato pervaso da una febbre, che noi potremmo definire soltanto paura. Paura di cosa? paura di chi?.Se si prendono in esame i discorsi, le propagande dei leader europei della destra, il nemico, il morbo, il virus da sconfiggere è l’Islam, che si insinuerebbe nelle civiltà occidentali per danneggiarne i valori, le tradizioni, le identità. Da questo sarebbe derivato il terrorismo.

Ma di quale Islam parlano questi politici?. Non fanno certo riferimento a quello dei testi sacri, a quello dell’età d’oro dell’impero arabo, e nemmeno a quei credenti moderati che assistono senza parole e senza fiato agli avvanimenti. No, si ostinano a parlare dell’Islam della Gjhad, dell’Islma di coloro che mettono le bombe, dell’Islam di coloro che applicano la legge del taglione,dell’Islam di coloro che rinunciano alla propria vita convinti di aver ricevuto la missione di purificare il mondo... l’Islam come portatore di morte, di sventure, di crimini orrendi. Oggi musulmano è sinonimo di terrorista e proprio per questo l’America di Bush non ha esitato ad atturae leggi anti-terrorismo, varate subito dopo l’11 settembre: chiunque può essere fermato con l’accusa di essere combattete nemico o terrorista. Sono state crate delle zone extra-territoriali, per esempio Guantanamo, dove non vige di certo la carta dei diritti fondamentali, usate come prigioni dei talebani catturati in Afghanistan. Bisogna riconoscere che Bush, pur definendosi uno spirito democratico, ha superato di tanto i limiti della pacificazione. Non va sottovalutato il fatto che dietro l’Islam, percepito soltanto con pregiudizio, ci sono uomini, lavoratori, immigrati, venuti in Europa o in America per sfuggire alla povertà. E se qualcuno offre loro la possiblità di stare meglio o di non soffrire più, non se la lasciano di certo scappare. E forse questa è una spiegazione plausibile del perchè l’Islam si sia insinuato nella società mondiale.

Il Cittadino europeo ha paura per la propria vita, ha paura per la propria esperienza democratica, ha paura per l’avvenire dei propri figli. Ma come siamo passati dall’attacco all’Afghanistan, presunta patria di Bin Laden, alla guerra in Iraq, che, peraltro, continua ancora con attacchi terroristici verso i militari dei paesi alleati all’America, perchè è l’unico modo per sconfiggere il terrorismo dei Kamikaze. "Dura lex, sed lex": traducendo, per uccidere gli uccisori- suicidi, uccidiamo qualche migliaia di decina di loro amici e familiari per farne crescere altrettanti. La logica è questa: fare una guerra per farne altre. Ci si dimentica, invece, che questo Islam così vituperato, nasce dalla miseria e dal degrado, voluto dalla colonizzazione prima e dalle modalità di decolonizzazione dopo. E ci si dimentica anche che quest’ottica di guerra totale, mondiale, crea un clima di diffidenza che allontana ongi possiblità di pacificazione. Bin Laden se isolato poteva essere sconfitto, come rappresentante del male e del fanatismo religioso, ma bisognava combatterlo sul piano mediatico, proponendo la lotta contro di lui con strategie altrenative alla sua, che si concentrassero sui terroristi e non sui civili. In questa visione di pax americana, vittime e carnefici vengono omogeneizzati e fagocitati dalla società dei consumi che garantisce la libertà con la "L maiuscola", che toglie il Chador e il Burka alle donne, che rinnega la poligamia e promuove il controllo delle nascite. Chi non approfitta di queste proposte e alla pax americana preferisce il mantenimento della propria identità culturale, è assimilabile a Bin Laden e a tutti quei selvaggi che lo circondano e che, in quanto tali, meritano punizioni esemplari.

E’evidente che la nazione più armata del mondo vuole garantirsi una posiizione di prestigio, vuole mantenersi il monopolio della forza e l’attacco al terrorismo non è altro che l’ennesimo tentativo per accaparrarsi le risorse delle terra, e guarda caso proprio quella che oggi giorno conta di più: il petrolio. C’è una continua ostinazione nel riprodurre gli stessi gesti, nell’avere gli stessi comportamenti, nel ripetere le stesse frasi demagogiche, piene di retorica e di falsi buoni sentimenti: si fanno le guerre perchè non ci siano più le guerre, per tutelare pari diritti e libertà a tutti.In realtà non è esattamente così. Fino ad ora pochi si sono curati di sapere chi siano veramente le vere vittime del terrorismo, che, isolate dal resto del mondo, si sono abituate a convivere con il fanatismo religioso. Bush non è ne’ il liberatore ne’ l’eroe del nuovo millenio. E’ colui che, come i grandi imperatori romani, elargisce benefici e ricchezza a chi gli è amico, ma non esita a reprimere e a punire, anche preventinamente, chi non riesce a dimostrare la sua ossequiosa fedeltà. Gli Stati Uniti anzichè combattere il terrorismo sono diventati loro stessi terrositi fondando la propria poltica sulla violenza e sulla sopraffazione, agendo da gendarmi del mondo. Ogni guerra rappresenta una cancellazione della storia e questo è quanto di più dannoso possa accadere all’umanità,che quando viene sradicata dal suo passato, diventa una massa indifferente e priva di identità e memoria. E più dei reperti archeologici che sono stati e che andranno perduti, mi preme parlare della gente, degli anziani, dei bambini, dei giovani, che vivono sulla pelle i bombardamenti, lo strazio delle morti e la completa distruzione di tutti i punti di riferimento. A loro chi pensa? forse la civiltà e la democrazia che si impongono con le bombe, il terrore, e la morte?. Oppure è da considerari beneficio entrare a far parte del mondo dei consumi, dei commerci, dei simboli?. Quello che mi preoccupa di più è il fatto che la maggioranza delle persone preferisce starsene a gurdare, nelle stato d’animo ambiguo di chi, da un lato prova sincera preoccupazione e compassione per quella parte del mondo sconvolta dalla tragedia del terrorismo, ma, dall’altro, però, ringrazia Dio e fa i dovuti scongiuri perchè, se proprio così doveva andare, è meglio che tocchi ad altri.

Mi ritorna allora alla mente un passo del "De Rerum Natura" di Lucrezio, in cui l’autore propone l’immagine dell’osservatore che passeggia sulla riva del mare infurito, guardando preoccupato verso un pavero vascello in balia delle onde: sta per andare a picco, ha ormai le vele lacerate e gli alberi vacillano, porterà con se’ il suo carico di perdite e morte. Ebbene, quell’osservatore siamo tutti noi, sono io che scrivo questo articolo e che mi sono scoperta improvvisamnete meno buona, partecipativa, pensando che, al di là delle belle parole che ho saputo mettere insieme, me ne sto qui davanti al computer, in una casa illuminata e riscaldata, dove il terrosimo è soltanto un incubo da immaginare e da circoscrivere al rettangolo rassicurante delle televisione, che veramente possa rappresentare un pericolo per tutte le nostre ipocrite quotidiane certezze.


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> 11 settembre: il nuovo ordine
7 dicembre 2003, di : rudycolongo@libero.it

sono rudy colongo ho da darvi del materiale chiedere di me referenze a rik orioles tel verde 800182700