Sei all'interno di >> :.: Culture | Arte |

1.124 km: la mostra dedicata a Gerbi a Copenaghen

Dal 22 maggio al 29 giugno 2012, all’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen.
di Redazione - martedì 15 maggio 2012 - 4035 letture

Ventisei lavori di Gerbi compongono “1.124 km.” la mostra che sarà visibile presso l’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen. Sono opere che fanno parte di un ciclo esposto già in varie capitali d’Europa. La planimetria che Gerbi inventa in queste opere condensa vizi e virtù degli italiani, con un’ironia tipica della Toscana, terra dove l’artista è nato. E’ una geografia interiore fatta dei sentimenti e reminiscenze che legano il Gerbi - che vive da oltre 12 anni fuori dall’Italia - al proprio Paese. Nelle Mappe riaffiorano frammenti del passato e di come continua a vedere, a distanza, la penisola.

La carta fissa sempre un momento storico preciso, e Gerbi fa questa operazione a modo suo. La mappa è da sempre uno strumento prezioso che ci riporta indietro di vari millenni. Realizzando la mappa del territorio l’essere umano stabilì il suo centro dell’universo e organizzò lo spazio fino ai limiti dell’orizzonte: chi stava al centro della mappa era davvero Uomo! Quelli che invece vagavano oltre l’ultimo confine vivevano nel caos, avevano false divinità, erano immaginati uomini a metà, cannibali o mostri. Per questo, finita di sistemare la sua mappa, l’uomo si sentì l’unico vero padrone del mondo. Era nata la cartografia. Anche oggi niente di più rassicurante che scoprire, sulla mappa della fiera o del grande centro commerciale, il pallino rosso che ci toglie dalla terra incognita col suo squillante «Voi siete qui!». Leggiamo, e in un attimo il disorientamento svanisce, lo spazio ritrova le sue coordinate, il labirinto diventa un percorso facile e ci sentiamo decisamente più sicuri. È questa forse la migliore spiegazione del perché l’uomo disegnò la prima carta geografica. Nelle carte antiche i cartografi inserivano elementi fantastici, come animali mitologici, mostri, divinità che soffiavano venti, provenienti da leggende e racconti dei viaggiatori. Gerbi riprende questo mestiere e ricrea delle Mappe d’Italia in cui colloca personaggi che appartengono spesso all’immaginario collettivo.

Che si viaggi, si discuta, o si parli di strategie, prima o poi entra in gioco la carta geografica. Ma quante manipolazioni nasconde? E cos’è, alla fine, una mappa La carta riproduce, riducendola, una realtà territoriale: le informazioni sulla superficie che essa rappresenta vanno ridotte, sintetizzate, simbolizzate. Per questo scopo ci sono state e ci sono convenzioni internazionali che hanno stabilito l’uso di segni simili e i tipi di proiezioni. Gerbi in queste opere crea un proprio sistema e codici che raffigurano l’Italia dove una gran quantità di segnali e loghi commerciali, diffusi nelle sue Mappe, diventano sinonimo del cambiamento che sta vivendo il mondo in questo momento, dove oligopoli, monopoli, lobby, grande distribuzione e poteri economici stanno condizionando la vita del pianeta, creando limitazioni in cui buon senso, bellezza e valori vanno in secondo piano.

Gerbi artista recentemente selezionato per la Biennale di New York 2012/13 affronta le tematiche del cambiamento, facendoci riflettere e sorridere, anche nelle opere in mostra, fino al 29 giugno 2012, all’IIC di Copenaghen.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -