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1.000 giorni valgon ben 8 ore

Editoriale della Usb sulle recenti dichiarazioni del premier Renzi, in materia di riforma del lavoro nella pubblica amministrazione.
di Redazione Lavoro - mercoledì 3 settembre 2014 - 1725 letture

Gli atletici ragazzi di Renzi si stanno trasformando rapidamente da “velocisti” in “maratoneti”: non più pochi mesi per rottamare tutto e risolvere i grandi problemi italiani, ma 1.000 giorni per tener conto dei diktat dei potentati economici italiani ed europei, della BCE, del FMI ed arrivare alle prossime elezioni con la completa distruzione dello stato sociale.

Questo è in sintesi ciò che Renzi sta comunicando tra un carretto dei gelati a Palazzo Chigi e una secchiata d’acqua in testa nel giardino di casa.

Ma forse Renzi non sa quanto è vera per le famiglie italiane la canzone di Lucio Battisti, che raccontava che “al 21 del mese i soldi erano già finiti” e che di ben altro che non sia acqua si dovrebbe cospargere il capo chi ha ridotto questo Paese a terreno speculativo del modo finanziario nazionale ed internazionale.

Ma tanto è! Renzi ci dice che ridurrà il debito ma la realtà è che il debito sta costantemente aumentando. Ci promette crescita ma siamo in piena deflazione con il Pil in calo. Ci racconta di tagli alle spese improduttive della pubblica amministrazione ma sembra che gli unici a pagare saranno i lavoratori con nuovi blocchi del contratto e tagli occupazionali.

Ci promette maggiore occupazione e continua ad affermare che per ottenere nuovi posti di lavoro ci vuole più flessibilità, una riscrittura dello Statuto dei lavoratori che, questo si, renderebbe inutile intervenire soltanto sull’articolo 18.

Ci dice che bisogna privatizzare e rendere meno pesante il welfare, ben sapendo che il nostro stato sociale è stato ormai falcidiato e reso quasi del tutto inefficiente da decenni di attacchi e di malgoverno.

Noi sappiamo che sono favole e che l’occupazione si costruisce creando lavoro e questo si può fare soltanto se lo stato interviene direttamente nell’economia con investimenti significativi a cominciare da tutti i settori trainanti e strategici per il paese.

Sappiamo che le privatizzazioni sono l’ulteriore e definitivo depauperamento della ricchezza del paese e che lo stato sociale è al tempo stesso eticamente, politicamente ed economicamente un volano per l’economia e non “un costo che non possiamo più permetterci”..

1.000 giorni di Renzi, a questi ritmi e con sindacati complici che sanno soltanto borbottare e fare si con il capo per procacciarsi qualche briciola che cade dal tavolo, saranno 1.000 giorni di sofferenza e di disperazione per milioni di italiani.

Si deve fare qualche cosa, si deve uscire dal torpore e dalla rassegnazione che sembra ormai il sentimento più diffuso nel paese.

Si deve mandare a quel paese chi dice che se cadesse Renzi ci sarebbe solo il baratro.

Si deve reagire, sui posti di lavoro e sul territorio, tra i lavoratori pubblici e privati, tra i disoccupati ed i migranti, tra i pensionati e gli studenti.

Ai 1.000 giorni di Renzi si deve rispondere con la lotta e il conflitto sociale, con la protesta e la proposta, con la solidarietà e la rabbia, con tutta la determinazione e l’intelligenza di cui disponiamo.

1.000 giorni di Renzi valgon bene almeno 8 ore... di sciopero generale!

A presto e non tra 1.000 giorni!


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