Emilio Di
Zazzo, brigadiere in servizio al battaglione Piemonte stroncato a 46
anni da un tumore alle tonsille, probabilmente collegato
all’esposizione ai proiettili di uranio impoverito durante i
conflitti nei Balcani
di SARA MENAFRA (il Manifesto)
Picchetto d’onore ieri mattina a Genova per il funerale di Emilio Di
Zazzo, brigadiere in servizio al battaglione Piemonte stroncato a 46
anni da un tumore alle tonsille, probabilmente collegato
all’esposizione ai proiettili di uranio impoverito durante i
conflitti nei Balcani. Di Zazzo era stato uno dei primi a partire,
nel 1999, per la missione italiana in Kosovo voluta dal governo
D’Alema. Da allora era stato più volte anche in Albania e in Bosnia.
L’ultimo incarico all’estero nel novembre del 2003: tre mesi a
Nassiriya. La malattia, scoperta solo nell’agosto di quest’anno, ha
avuto un decorso rapidissimo. Anche se la moglie del brigadiere
ripete a tutti che «L’Arma ha spiegato che tra le missioni in Kosovo
e la malattia non c’è nessun collegamento», secondo l’Osservatorio
militare, quella di Di Zazzo è la trentatreesima morte da uranio
impoverito nelle nostre forze armate.
Le prove del rapporto tra l’esposizione alle esplosioni e alcuni
tumori e malformazioni diventano di giorno in giorno più evidenti.
Intervistata da Rainews 24 giusto ieri sera (in un servizio trasmesso
da Primo piano), la professoressa Antonietta Gatti di Modena ha
spiegato di aver trovato le stesse nanoparticelle di metalli pesanti
nelle interiora di un agnello deforme nato nei pressi del mega-
poligono sardo di Salto di Quirra (Nuoro) e nello sperma di un
militare diventato sterile al ritorno dai Balcani. Non materiale
radioattivo, e quindi non uranio, ma «antimonio». E’ la prova che
l’uranio non c’entra nulla? «No, dimostra solo che il passaggio è più
complesso. Le bombe all’uranio - spiega ora la professoressa Gatti -
esplodono a 3000 gradi. Questa temperatura causa la fusione di
materiali pesanti, che si trasformano in nanoparticelle capaci di
superare le barriere del corpo. Una ricerca dell’Università cattolica
di Leuven dimostra che, se respirate, queste microsfere entrano nel
sangue dopo 60 secondi e in un’ora arrivano al fegato». Si
spiegherebbe così perché, anche se le ricerche fatte fin ora non
hanno mai dimostrato che le aree colpite dai proiettili all’uranio
rimangono contaminate, in queste zone morti e malattie aumentano.
Sono le stesse conclusioni contenute nel rapporto della base Usa di
Eglin del 1978. Anche allora i militari che sperimentavano i primi
proiettili all’uranio impoverito non trovarono il territorio
contaminato dalle radiazioni, ma nanoparticelle di sostanze mai
trovate prima dell’esplosione e soprannominate «airborn», nate
nell’aria.
Tenere il punto su morti e malattie all’interno dell’esercito è
difficile, soprattutto da quando, nel marzo scorso, l’Esercito si è
attrezzato con un «Compendio» delle procedure da seguire con i
militari ammalati. La circolare ad uso interno diffusa dallo Stato
maggiore ha un prontuario di raggelante cinismo, che va dal sostegno
economico agli auguri per le festività da inviare ai malati. In caso
di decesso, si legge a pagina 12, l’Unità di appartenenza
deve «inviare alle famiglie un ufficiale che illustri i benefici
previsti» e le procedure per accedere al «sostegno morale e
materiale». Da quando questa circolare è attiva le informazioni sul
numero di militari ammalati sono sempre più scarse. Anche il nome di
Di Zazzo mancava nel conto tenuto dall’Osservatorio
militare. «Nell’Esercito - denuncia Domenico Leggiero, presidente
dell’Osservatorio - il clima di omertà su queste questioni è
diventato insopportabile». Ora le aspettative sono concentrate
soprattutto sulla commissione parlamentare d’inchiesta, istituita a
novembre ma non ancora in funzione. I lavori dovrebbero cominciare
entro il prossimo febbraio.
fonte: Il Manifesto
Uranio, muore un carabiniere
11 marzo 2008, di :
marcello
Ricordo con molto piacere Mio fratello Emilio uomo tutto di un pezzo forte coraggioso, umile, uomo stimato da tutti: Colleghi e Amici. Oggi che mio fratello non c’e’ piu’ con grande amarezza dico che e’ stato tutto inutile e come si suol dire "triste a chi muore" tutto e’ svanito nel nulla, il mio grande fratelloamico non c’e’ piu’. E’MORTO UN EROE. Mamma Papa’ avete dato un figlio alla Patria. Sperando che sia servito a qualcosa.
Uranio, muore un carabiniere
9 dicembre 2009, di :
Federica Di Zazzo
sono la figlia del brigadiere di zazzo emilio secondo me scrivere un messaggio come quello di marcello è poco carino e poco oppurtuno perchè certe cose basta portarsele nel cuore non sciverle su internet anche perchè mio padre odiava questo soprannome di eroe perchè si reputava l’uomo più semplice in assoluto pur essendo sopravissuto alla strage di nassyria...