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Siamo sicuri che stiamo per sconfiggere la Mafia?


Un sondaggio effettuato dall’associazione MafiaContro rivela dati inquietanti che gettano un’ombra non positiva sull’antimafia.
martedì 26 aprile 2011, di Emanuele G. - 621 letture

Ma allora a cosa serve la prosopopea dell’antimafia se la consapevolezza sul pericolo rappresentato dalla mafia rasenta lo zero assoluto?

I FATTI

Atteniamoci, innanzitutto, ai fatti. Qualche tempo fa l’associazione MafiaContro ha effettuato una ricerca intervistando alunni fra i 15 e i 18 anni appartenenti a varie regioni. Per l’esattezza gli alunni oggetto dell’indagine sociologica sono stati 1.062 divisi in nove scuole. Sette siciliane. Una lombarda. Una friulana.

Cosa ha sortito questa ricerca? Dati al dir poco inquietanti. Oserei dire sconvolgenti. Il 26 % degli intervistati ha affermato che Borsellino e Falcone sono stati dei “fessi”. Il 32 % ha addirittura giudicato in modo negativo il loro operato. Infatti, "professionalmente (gli intervistati-nda) avrebbe operato scelte diametralmente opposte: andare via o non fare assolutamente nulla contro cosa nostra". Per il 10 % Provenzano e Riina sono uomini d’onore. Anzi, il 5 % li ritiene perseguitati dalla “malasorte”! Ma c’è di più. Per il 31 % degli intervistati la Mafia è "un’invenzione, se non addirittura un bene"; il 48 % si attiverebbe "a vendicarsi direttamente" o chiederebbe "aiuto a qualcuno in grado di spalleggiarli". Non ci sono parole…

In modo speculare, emerge la sfiducia nei confronti delle istituzioni. Uno straripante 71 %! Il 55 %, inoltre, pensa che la scuola non formi le coscienze. Ma quante cose non fa più oramai la scuola! E un abbondante 26 % dice chiaramente che bisogna rassegnarsi a convivere con la mafia.

Un ulteriore livello di scomposizione dei dati raccolti dall’inchiesta. Il 68 % degli studenti lombardi e friulani non ha mai sentito parlare di pizzo. Per giungere a un dato in apparenza positivo: il 98 % definisce la mafia “un male per la società”. Un dato in aperto contrasto con quel 31 % che ritiene la mafia “un bene”. Mah…

DECADIMENTO DEL CONCETTO DI ANTIMAFIA

Quanto evidenziato nelle precedenti righe rappresenta una sconfessione inequivocabile di tutta l’antimafia che da anni ci martella a ogni ora e giorno. E’ dal 1992 – anno delle stragi di Capaci e di Via Amelio – che siamo stati sottoposti a un poderoso fuoco di fila riguardante la lotta contro la mafia. Molti hanno fatto carriera con l’antimafia. Sono stati girati kilometri di pellicola. Pubblicati centinaia di libri. Organizzate migliaia di manifestazioni. La parola mafia è diventata una delle parole più utilizzate in Italia. E questi sono i risultati? Evidentemente qualcosa non ha funzionato. Ritengo che non si sia creata una diffusa quanto concreta consapevolezza sulla mafia e sul pericolo che rappresenta per l’intero paese.

Io credo che l’antimafia sia diventata con il passare degli anni un rituale stanco e ripetitivo. Ci saremmo aspettati che l’antimafia costituisse il tessuto connettivo su cui costruire una “good practice” quotidiana atta a inaridire il radicamento della mafia. Ci siamo sbagliati. Il tema della mafia e dell’antimafia è stato fatto proprio da una società contemporanea basata sul concetto della pura esteriorità. Ha pensato bene di creare un prodotto che si vende. Eccome! Questo prodotto si chiama mafia. E quindi anche antimafia. Ha, cioè, svuotato di contenuti una reale lotta contro la mafia. Un errore strategico dalle incalcolabili conseguenze.

Il suddetto errore lo si ricava riflettendo su due aspetti. Primo aspetto – si è troppo spettacolarizzata la lotta alla mafia facendo credere che la medesima fosse un’invenzione per fini commerciali. La mafia come un feuilleton ottocentesco o un film di avventura. Una pura finzione metafisica, ecco. Mentre noi tutti sappiamo quanto la mafia sia un fenomeno connaturato da un estremo senso di violenza materialista. Altro aspetto – si è compiuto un errore marchiano. Si è creduto di poter attivare la coscienza antimafiosa con il divertimento. Ossia organizzando migliaia di eventi che in fin dei conti erano più un momento ludico e non di forte riflessione sul fenomeno mafioso come dovrebbero essere. Sia la spettacolarizzazione che il divertimento hanno creato un’aurea di pittoresco attorno alla mafia tale da renderla “quasi simpatica”. La mafia - vale la pena puntualizzare - è una spietata forma di controllo violento delle persone e del territorio. Il succitato errore, altresì, si collega a un ventaglio di situazioni correlate: un processo di mistificazione dell’azione di repressione della mafia da parte dello Stato; la non risoluzione degli atavici problemi strutturali che affliggono il Meridione; e la diffusione patologica della micro e macro corruzione.

MISTIFICAZIONE

Sì quasi tutti i più pericolosi latitanti sono stati assicurati alla patrie galere. Ma ci si è fermati solo a questo. Come se la cattura di pericolosissimi latitanti fosse il toccasana per sconfiggere in modo definitivo la mafia. O per meglio dire le mafie. Nulla di più errato. Vedete…la mafia ha migliorato negli ultimi lustri la sua capacità di dissimulazione nella società italiana. Rendendola di conseguenza ancora più perniciosa. Dimenticatevi la storiella secondo cui la mafia è retta da capi con la coppola espressione della mafia campestre. La mafia è ora retta da un’altra genia di gente. Più espressione di una fascia medio-alta della popolazione che sa gestire con profitto l’economia. Allora come mai il potere economico della mafia è aumentato a dismisura raggiungendo i 150 mld di fatturato l’anno? Il 10/12 % del pil italiano! Inoltre, le mafie italiane si sono ben globalizzate. Pensate che la ‘Ndrangheta faceva parte degli assetti societari della Northern Stream, la società russo-tedesca che sta costruendo un gigantesco oleodotto dalla Russia alla Germania… E presidente di tale società è l’ex-cancelliere Schroeder! Copriamo, infine, di un velo pietoso la questione attinente ai sequestri dei beni mafiosi. Uno specchietto per allodole. Fino a quando non sono confiscati il sequestro non serve a granché. Ed è sempre evidente il rischio che i beni sottoposti a confisca ritornino in disponibilità della mafia per il semplice motivo che essa è l’unica in possesso di quella dotazione finanziaria per il loro acquisto.

PROBLEMI STRUTTURALI

Mentre le mafie sono sempre più forti, il Meridione annaspa sotto i magli di una crisi economica senza precedenti. Certo il nostro Meridione ha sempre sofferto di una pluridecennale crisi, ma la globalizzazione l’ha resa ancora più manifesta e acuta. La globalizzazione ha svelato – finalmente – il perché il Meridione sia fuori dal mondo moderno. Noi siamo tagliati fuori perché decenni di assistenzialismo – braccio operativo delle mafie – hanno coperto temporaneamente la povertà del Meridione. Ora che siamo costretti a confrontarci con gli altri le criticità si sono manifestate in tutta la loro drammatica evidenza. L’assistenzialismo ha causato enormi guasti nel Meridione. Ha abituato larghi strati della popolazione a fingere di lavorare. Ha creato un ceto imprenditoriale – si fa per dire – buono solo ad appropriasi indebitamente di fondi pubblici. Non ci ha permesso di dotarci di quelle infrastrutture in grado di collegarci al resto del mondo. Ha impedito, in fin dei conti, la creazione di una cultura del lavoro atta a creare vere occasioni di lavoro. Un’antimafia responsabile doveva basarsi sulla denuncia che la mafia ha tolto qualsiasi ragionevole speranza di lavoro nel nostro Meridione. Invece, si è persa in un dannoso bla bla bla mediatico. Essa – l’antimafia – doveva far capire una buona volta per tutte che la base del riscatto del Meridione è il lavoro inteso come l’insieme coeso di politiche economiche tendenti al suo reale sviluppo. Insomma, dove c’è mafia non c’è lavoro. Ma solo miseria e arretratezza. In certi casi il nostro povero Meridione denuncia performance economiche degne delle più arretrate regioni dell’Europa dell’Est. Qualche volta addirittura peggiori!

CORRUZIONE DILAGANTE

Si è detto che uno degli strumenti fondamentali per combattere la mafia è la probità degli atti e comportamenti. Sacrosante parole. Peccato che la realtà ci porti ad osservare verità differenti. Il punto di partenza è l’impietosa relazione di inizio anno giudiziario della Corte dei Conti. Orbene, spulciando la dotta quanto esaustiva relazione ci sono due dati che ci colpiscono per la loro crudezza espressiva. In Italia la corruzione fa scomparire ben 70 mld l’anno e rispetto al 2009 essa è aumentata di ben il 30 %! Una caporetto? Ci manca poco! Quando si vorrà capire che la lotta alla mafia, prima di essere repressione, deve passare da una riappropriazione etica e morale della nostra dignità personale e di popolo del Meridione? Come si crede di battere tale drammatico fenomeno se nella vita di ogni giorni continuiamo a non rispettare le regole. Fra chi va in controsenso in una strada e chi ruba soldi pubblici non c’è molta differenza. Sono solo le dimensioni del fenomeno. Il primo comportamento è un micro comportamento corruttivo; il secondo un macro comportamento corruttivo. Ma siamo sempre lì. Sopra riportavo un termine inglese. “Good practice”, ossia buone pratiche. Evidentemente non abbiamo seguito questa impostazione comportamentale. Fino a quando le regole saranno considerate alla stregua di un’idiozia la situazione non potrà cambiare. Mi riferisco ad una reale sconfitta del fenomeno mafioso. La mafia si combatte, massimamente, con atti, fatti e comportamenti etici e morali. Non vedo aprirsi ulteriori possibilità. La mafia trova terreno fertile a causa di una predisposizione naturale di ampi strati della popolazione italiana a farsi corrompere e a corrompere. Punto e basta.

Allora cara antimafia che facciamo? Vogliamo perseverare nel raccontare favole sulla debolezza della mafia? Oppure, non è venuto il momento di farsi una bella autocritica in modo da rendere la lotta contro la mafia un qualcosa di corposo, profondo e verosimile? Finalmente espressione di un desiderio di tutto un popolo di liberarsi dalle catene dell’ignoranza e povertà in cui si trova da secoli? Di parole non ne abbiamo bisogno. Per carità! Abbiamo bisogno di concretezza e realismo. Se no i tentacoli della piovra ci stritoleranno per sempre…

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