Il viceministro Martone se la prende con chi si laurea a 28 anni. Ha ragione perché alcuni, pur di non fare fatica, anche se laureati, si ammazzano
Micheluccio nostro l’ha combinata proprio bella. Anzi, non Micheluccio ma Michel che fa "in" ed è più fine. Sì, Michel Martone, vice ministro l’ha fatta fuori dal vaso, come si usa dire. Ma lui promette che nel futuro sarà più sobrio "ma sempre sincero". Ed allora, forza, diciamo un po’ qualcosa di questo viceministro di soli 38 anni, sobrio e sincero. Per prima cosa essere viceministro a soli 38 anni non è cosa da tutti. E non è solo viceministro,
è anche caporedattore,
è anche ordinario di Diritto,
è anche avvocato,
è anche docente di Politiche di gestione e risoluzione dei conflitti sociali presso la School of Goverment,
è anche esperto del mercato del lavoro e del movimento sindacale,
è anche uno che non sa più dove mettere i Master,
è anche (stato) consigliere giuridico del ministro per la Pubblica amministrazione,
è anche segretario di una Commissione scientifica,
è anche componente della Commissione scientifica per la semplificazione amministrativa,
è anche membro junior dell’Aspen Institute Italia (direttore Giulio Tremonti),
è anche rappresentante dell’Italia a Dublino,
è anche scrittore di testi specialistici su numerose riviste, ma anche pubblicati sul Sole 24 Ore e, udite udite, sul Riformista.
E poi, per ultimo, non perché meno importante, è amico e discepolo del grande Renatino Brunettina.
Ecco, ora prendete fiato. Uno così doveva per forza far parte della compagine dei professori al governo. Mica potevano lasciarlo a casa!
Noi immaginiamo Micheluccio appena nato, già con gli occhialini. Mentre tutti gli altri bambini strillano per mangiare, lui dentro la culla termica faceva già le aste. Alle elementari i bambini imparano a leggere e a scrivere, ma Micheluccio già era alle prese con il sistema della partita doppia. Alle medie, mentre gli altri s’innamoravano, inevitabilmente, della professoressa di italiano, lui già risolveva i conflitti sociali e studiava il movimento sindacale. Al liceo, Micheluccio se ne faceva un baffo di quella seduta in terza fila. Lui metteva a punto la semplificazione amministrativa.
All’università poi, lui non entrava nelle aule come tutti. No, lui volteggiava, era come sospeso nel vuoto, attorniato, anzi immerso nella nuvola del sapere.
Voi penserete che una vita così sia una noia. Mentre gli altri andavano a pomiciare lui se ne stava in casa a studiare diritto. Lo pensate perché non capite niente e non tenete conto che in questo modo, il viceministro poté illustrare al mondo intero, dopo qualche anno, il Micheluccio-pensiero: "Quando sono di buonumore gioco a pallacanestro, quando sono di cattivo, scrivo: di egoismo generazionale, veto player, outsider, mal di merito, labirinti, da quello fiscale a quello della precarietà, castelli, fatti di leggi e ipocrisie, ma anche quando c’è il sole, di bene comune, riforme, impegno, futuro e speranza".
Boh, direte voi. Non avete capito nulla perché siete tardi e lasagnoni. E’ vero. La prosa lascia desiderare, ma i concetti, in compenso, sono oscuri. Bisogna però ricordare che Micheluccio nostro non è partito da zero e questo ha pesato sulla sua vasta cultura.
Suo padre è un magistrato che, per uno scivolone, è stato coinvolto nell’affare P3. Figlio di cotanto padre non poteva certo, Micheluccio nostro, non dire nulla. E, giustamente se l’è presa con quei giovani, veri pelandroni, che invece di studiare come ha fatto lui, ritardano a prendere la laurea oltre i 28 anni e preferiscono starsene al calduccio da mammà.
Questi scansafatiche non diventeranno mai viceministri e neppure ordinari del Diritto del lavoro, non scriveranno mai sul Sole 24 Ore e neppure sul Riformista. Forse su questa testata sì, perché per scrivere sul giornale di Macaluso bisogna essere sfigati. Ma non divaghiamo e andiamo avanti. Qualcuno di questi giovani si è offeso e ha consigliato a Micheluccio di rileggersi don Milani. Ma lui, non è il "Pierino" di "Lettera ad una professoressa", lui è Michael che a 23 anni ha fatto il dottorato e a 26 ha vinto il concorso da ricercatore e dopo neppure un anno quello da associato. Ma non è finita. Passano due anni e Micheluccio diventa ordinario. Vince il concorso dove si presentano in otto. Sei si ritirano e la commissione sceglie lui. E’ un miracolo perché in Italia soltanto il 15% dei professori ordinari ha meno di 51 anni, mentre il 50% ha più di 60 anni.
Pochi giorni orsono, mercoledì 25 gennaio, attorno alle 18, uno stagista di 26 anni, Matteo Ubezio, è salito al quinto piano, sulla terrazza di un palazzo dove sono ospitati gli uffici delle pubblicazioni tecniche del Sole 24 Ore, è si è lanciato nel vuoto, morendo poco dopo. Il giovane, laureato alla Bicocca di Milano, ad ottobre aveva iniziato lo stage al Sole 24 Ore. Era dunque quasi un collega di Micheluccio visto che lavoravano tutti e due, per il gruppo del Sole 24 Ore.
A ben vedere Matteo non era uno sfigato perché a 26 anni era già laureato e stava facendo uno stage. Eppure, come si vede, non basta prendere la laurea prima dei 28 anni in questo Bel Paese. Perché poi le porte ti si chiudono in faccia, non ci sono opportunità di lavoro, trovi solo lavori dove ti sfruttano o stage che fruttano solo chi li organizza.
Micheluccio, probabilmente, non ha mai provato a cercare lavoro. Era il lavoro che cercava lui. Michel è nato a Nizza ed abita a Roma; Matteo, è nato a Como e abitava a Muggiò, zona nord ovest di Milano, paesotto di 25 mila abitanti.
C’è differenza anche su questo, nel posto dove si nasce, chi si frequenta, le compagnie. Micheluccio conosce tutte le persone che contano, di destra e di sinistra; Matteo, invece, era volontario all’Avis. Offriva, gratis, il suo sangue a chi ne aveva bisogno. Proprio uno sfigato.