Nello stesso momento della beatificazione di Gianni Letta, muoiono sul lavoro quattro operai. Grandi tributi ad un inquisito. Nessuno agli operai morti.
Mercoledì 16 novembre è una giornata di tardo autunno come tante. Foschia, freddo, umidità ormai la fanno da padrona. Enrico Mauceri, 35 anni, padre di due bambine, come al solito si era alzato presto. Aveva preparato la colazione poi aveva svegliato figlie e moglie. Un rapido saluto, un bacio e poi via, di corsa al lavoro. Quel giorno Enrico era impegnato in una cava di marmo, a Carrara, per alcuni lavori di manutenzione. Purtroppo la scala di ferro su cui lavorava, ha urtato dei cavi Enel ad alta tensione. Mauceri ha subìto una scarica di 15 mila volt. Morto.
Chissà a cosa pensava quando quella mattina era uscito di casa. Forse a quello che avrebbe fatto a fine lavoro, magari doveva accompagnare le figlie da qualche parte, oppure a cosa regalare loro a Natale. Pensieri inutili. Inutile normalità di gente normale.
E a cosa pensava, quel mercoledì, Antonio Cinquemani, 47 anni, di Partinico? Non lo sapremo mai. Lui, operaio dell’azienda acquedotti Amap, è stato ucciso da un getto d’acqua ad alta pressione dopo l’esplosione di una tubatura. Il getto d’acqua lo ha scaraventato a dieci metri di distanza.
Di un ragazzo di 27 anni, ucciso nel cosentino mentre lavorava per l’ammodernamento dell’Autostrada A3, non si conoscono neppure le generalità, solo le iniziali, A.P. Così si esprimono le agenzie di stampa e aggiungono soltanto che è rimasto schiacciato da un carrello elevatore e che lavorava per un’impresa subappaltatrice.
Poche righe, tanto i giornali non riprenderanno la notizia. Ormai non è più notizia, è "normale" morire sul posto di lavoro e poi non interessa a nessuno così come non interessa quali fossero i pensieri, i desideri, le aspettative di A.P.
Neppure le iniziali, invece, per il quarto ucciso di quel mercoledì 16 novembre. Questo è un operaio romeno di 36 anni. Per lui pochi e scarni dati anche sulla dinamica della sua morte: "Schiacciato da una paratia di metallo caduta all’interno di un cantiere nella zona di Ponte Galeria, a Roma". Fine.
Poche frettolose righe, asettiche e fredde. Chissà se il romeno era sposato, se aveva figli, se aveva trovato casa. Di lui non sapremo mai nulla. Seppellito sbrigativamente nel disinteresse generale.
Altro clima, in tutti i sensi, quello che si respirava a Roma quel mercoledì 16 novembre, nei Palazzi. Giorno importante, giorno della formazione del nuovo governo, giorno del giuramento dei nuovi ministri. I giornali ci hanno fatto sapere che i nuovi ministri vestono tutti "sobriamente", che sono giustamente impacciati ed emozionati. Qualcuno si è portato dietro i nipotini, altri, amici e familiari.
Fra loro non ci sono romeni, non ci sono operai. Anche loro sono poco conosciuti dai mass-media, ma recupereranno presto. Quando, di mattina, Giorgio Napolitano esce dal suo ufficio dopo che Monti ha sciolto la riserva per la formazione del nuovo governo, legge un comunicato dove metà dello stesso è dedicato a Gianni Letta.
Il comunicato del presidente parte con "Un ringraziamento speciale" al consigliori di Silvio Berlusconi. E perché lo ringrazia? Cosa e chi rappresenta Gianni Letta in quel momento? Napolitano lo omaggia "per la continua e scrupolosa collaborazione istituzionale, per la sensibilità, la competenza e lo spirito di servizio con cui ha contribuito a tenere vivo e limpido il rapporto tra il presidente della Repubblica e il governo nell’interesse generale del paese e della coesione nazionale e sociale".
Leggete con attenzione questo comunicato, queste parole. Sono un capolavoro di doroteismo, è l’ipocrisia elevata alla massima potenza. "Spirito di servizio... scrupolosa collaborazione istituzionale... nell’interesse generale del Paese e della coesione nazionale e sociale". Di grazia, signor presidente della Repubblica cosa avrebbe dovuto fare il signor Gianni Letta che non è neppure un parlamentare? Per lo Stato italiano chi è Gianni Letta? E ancora. Siamo sicuri che questo signore abbia operato "nell’interesse generale del paese e della coesione nazionale e sociale"? Oppure ha operato, da 30 anni, nell’interesse del suo principale?
E’ dal 1984 che la magistratura s’interessa di questo personaggio, dai fondi neri dell’Iri al terremoto dell’Aquila. In mezzo a questi due vergognosi episodi, c’è un po’ di tutto, dall’interessamento per bloccare Annozero alla strenua difesa di Silvio Berlusconi per il mastodontico conflitto d’interesse senza dimenticare alcune criticabili frequentazioni come quel Luigi Bisignani, pregiudicato per la tangente Enimont.
Poteva un personaggio di questo calibro non essere invischiato in Tangentopoli? No che non poteva ed, infatti, confessa all’allora magistrato Di Pietro di aver versato una mazzetta di 70 milioni di lire al segretario del Psdi, Cariglia per ammorbidirlo alla vigilia della legge Mammì. Una provvidenziale amnistia lo salva.
Se tutto questo è vero, ed è vero, perché mai il presidente della Repubblica ha centrato il suo comunicato su questo squalificato personaggio? Invece di perdere tempo a ringraziare questo famiglio, non poteva fare un accenno, magari ad uno dei tanti problemi di questo povero Paese, magari al mondo del lavoro?
Certo che no. Napolitano è congeniale al potere qualunque esso sia. Ce l’ha messa tutta per salvare Berlusconi, ha firmato tutte le sue vergognose e immorali leggi personali e non è certo la prima volta che punta sul cavallo sbagliato. Non dimentichiamo mai, fra l’altro, che ha nominato Cavaliere del Lavoro un inquisito per la morte di 32 innocenti cittadini, quel Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie.
Con questi gesti, con questi comunicati e affermazioni, si tende sempre più alla cosiddetta "concordia nazionale", alla melassa, al pastrocchio. Napolitano, quando era comunista, voleva l’unificazione con il partito di Craxi e avversava il "moralismo" di Berlinguer. Oggi, molto coerentemente, ringrazia il suggeritore di Silvio Berlusconi, ringrazia un inutile ‒ per la comunità ‒ personaggio. Intanto nelle fabbriche si continua ad essere uccisi.
Di Enrico Mauceri, Antonio Cinquemani, A.P. e del romeno senza nome, non si interessa nessuno. D’altronde sono solo operai, non hanno nessun potere. Avevano solo dei sogni e questi sono stati uccisi assieme a loro.