Un romanzo storico che rivela un episodio oscuro della guerra civile spagnola
La guerra civile spagnola è iniziata. La Spagna è lacinata da indicibili violenze da ambo le parti. Il Fascismo si impegna molto in Spagna anche nell’ottica di creare un “Mar Mediterraneo Fascista”. La conseguenza pratica è l’invio nel paese iberico di un consistente contigente militare per sostenere l’alzamiento franchista. A Maiorca – Isole Baleari – viene assegnato un medico bolognese che risponde al nome di Aldo Corsini che svolge il ruolo di federale per l’intero arcipelago.
Questo è lo scenario di riferimento del romanzo storico dello scrittore spagnolo Miguel Dalmau. Lui prende spunto dalle vicende di un religioso delle Baleari – padre Julian Alcover – che sentendosi prossimo alla morte affida a un memoriale la sua storia personale. Storia personale che si sviluppa su due livelli. Il periodo storico prescelto, la guerra civile spagnola per l’appunto, e la dimensione personale, ossia la viltà con cui si è lasciato trascinare nel dramma. Padre Julian Alcover, al momento di vergare il memoriale, si trova in un sanatorio per tubercolotici di Maiorca. Siamo nel 1946.
Il romanzo è scandito da un’atmosfera di violenza continua ed oppressiva. Il periodare impostato dallo scritto spagnolo non lascia adito a nessun anelito di speranza. Ci si trova all’inferno e dobbiamo tutti bruciare nelel sue fiamme scarnificatrici. “La Notte del Diavolo” passa in rassegna – con meticolosa precisione – le varie forme di violenza che il federale Corsini applica con luciferina determinazione. Prima di tutto, è una violenza di gruppo. Settaria. Posta in essere dal Corsini in collaborazione con alcuni nobili locali, fra i quali spicca il conte Rossi. La violenza può essere anche psicologica. Ossia sottoporre le persone a un’inarrestabile pressione fatta di minacce velate o di si dice ma non si dice. C’è la violenza fisica. Brutale. Senza pietà. Chi cade prigioniero è prima torturato e poi soppresso. La violenza si rivolge alle donne. Considerate tutte prostitute e quindi da violentare con sadico piacere. L’atto violento può essere rappresentato dal semplice assistere ad atti di indicibile violenza gratuita perpetrata contro persone inermi ed indifese.
“La Notte del Diavolo” è un romanzo raggelante. L’autore ha volutamente evitato di inserire commenti personali all’evoluzione della trama e dei fatti esposti. Si ha netta la sensazione di un accompagnamento alle sorgenti dell’inferno. La lettura di un romanzo del genere presuppone una forte coscienza civile. Se no si rischia di perdere la testa. Infatti, ci si domanda – spesso – nel corso della lettura del romanzo: ma come è potuto accadere tutto questo orrore? Già…
Devo ammettere che concordo pienamente con l’autore per aver dato un’impostazione del genere al romanzo. Così si sbatte in faccia al lettore la realtà cruda così com’è. Senza romanticismi. Senza veline. Infatti, c’è un valore pedagogico di fondo. Vogliamo evitare il ripetersi di eventi che portano morte? Orbene, dobbiamo essere noi a rifiutare la logica della morte come soluzione dei nostri problemi. La violenza la si sconfigge partendo da noi. Il nostro pianeta non può più continuare a subire nuove notti del diavolo…