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Mercatini di Natale


Una fine settimana all’insegna della scoperta di angoli suadenti della Sicilia orientale, dove l’enograstronomia incrocia la cultura.
martedì 20 dicembre 2011, di Piero Buscemi - 258 letture

Sabato mattina il passaggio obbligato al mercato all’aperto di Giardini Naxos, ci aveva concesso un primo assaggio multiculturale tra le bancherelle minacciate dal vento, ma protetti dall’ironia catanese sempre pronta a sdrammatizzare tutto.

Avevamo così incrociato senegalesi, cinesi e sudamericani a sfoggiare merce di ogni dove, procacciando affari imperdibili esposti al pubblico in un colorito e inevitabile dialetto siciliano. Tra le prese in giro, che aiutano a far passare le ore durante le pause di scambi commerciali, ci siamo fermati fingendo di tastare la qualità di alcuni tessuti esposti, ad ascoltare uno scambio di vedute tra due ragazzi senegalesi e un ambulante del catanese.

L’argomento era la recente strage razzista che ha disgustato l’opinione pubblica civile, verificatasi a Firenze e che avrebbe potuto mietere un numero imprecisato di vittime se l’esecutore materiale non avesse deciso, braccato dalle forze dell’ordine, di concederci il beneficio di privarci per sempre della sua presenza.

La discussione al mercato di Giardini, sempre su livelli folcloristici, ha visto manifestare la curiosità, ed anche un celato timore, da parte dei due senegalesi che chiedevano all’ambulante catanese le motivazioni del folle gesto registrato a Firenze. Un dialogo prettamente in dialetto siciliano, chiuso dal nostro indigeno con una colorita spiegazione: "Chiddu era pazzu. Pazzu di niri." Dove "pazzu di niri" rendeva più diplomatica la locuzione che l’omicida non fosse altro che "un razzista assassino". I tre hanno finito per salutarsi, dopo aver consumato tre cornetti alla crema, che i due senegalesi hanno insistito di pagare.

Nel pomeriggio della stessa giornata, ci siamo recati a Maniace per seguire un incontro di calcio dilettantistico, che ha visto affrontarsi la squadra locale della Maniacese contro l’ACSD Alì Terme. Quale occasione migliore per giungervi con largo anticipo e gustare del paesaggio etneo, oltre che dei prodotti locali.

Maniace sorge nel Parco dei Nebrodi e risente moltissimo delle tradizioni e della cultura dell’Etna, che si può ammirare da diversi angoli del paese, quasi a lambire i piedi del vulcano. E’ famosa per la presenza in luogo del Castello di Nelson, costruito accanto Abbazia di S. Mariaall’Abbazia dedicata a Santa Maria. Un castello, edificato nel XIII secolo che fu donato da Re Ferdinando all’ammiraglio inglese Horatio Nelson, in cambio del suo aiuto, purtroppo, nella repressione della Rivoluzione Napoletana.

Ma l’impronta britannica nel destino di questo castello fu maggiormente marcata alla fine del XIX secolo, quando questa tenuta ospitò il poeta scozzese William Sharp che in questo luogo fu anche sepolto il 14 dicembre 1905. In onore di questo letterato, ogni anno viene indetto il Premio Letterario, giunto quest’anno alla sua sesta edizione e che proprio nel Castello di Nelson trova la sua sede per la giornata di premiazione. Un premio dedicato agli studenti universitari e degli Istituti superiori.

Il trasferimento presso un ristorante del posto, La Contea, ci ha permesso di gustare la cucina locale, intrisa di sapori semplici e tradizionali che sfrutta i prodotti della terra e degli allevamenti locali, ma anche il panorama collinare, dove Coltivazioni a Maniace le coltivazioni e l’Etna sullo sfondo ci hanno regalato un altro scorcio di Sicilia, degno di essere visitato.

La nostra fine settimana si è conclusa domenica a Santa Venerina, altro paese della provincia catanese ai piedi dell’Etna. Etna innevata Fiera Enogastronomica S. VenerinaL’Enoetna, giunta alla sua quindicesima edizione, è stato il motivo trainante della nostra visita, durante la quale, oltre a curiosare tra gli stand espositivi dei prodotti gastronomici e dei vini dell’Etna, ma anche dei prodotti artigianali, ci ha fatto ammirare il tradizionale Palio delle Botti, una folcloristica gara tra le contrade del paese che prevede il rotolamento delle botti con l’ausilio delle mani, lungo un percorso di 350 metri in salita. Palio delle Botti

Una temperatura media di 16°, nonostante il livello medio dal mare dei posti visitati fissato a circa 700 metri, il calore della gente, la degustazione dei prodotti locali, sia di Maniace che di Santa Venerina, ci fa venire spontaneo un pensiero da dedicare al signor Bossi: "Caro Senatur, forse lei ha ragione quando sostiene la teoria che la padania esiste in virtù del grana padano, così come noi possiamo sostenere la Basilicata con il basilico, o la Calabria con la nduja calabrese, o la Sardegna con il pecorino sardo, ma anche la Sicilia con il cannolo siciliano. Quello che conta è che visitando la nostra terra, abbiamo la sicurezza di vivere in uno dei posti più belli del mondo e se arrivasse davvero il federalismo o la secessione, il danno più grave forse lo subirebbero gli abitanti del nord Italia, quelli con il cervello per intenderci, che sarebbero costretti magari a pagare una gabella per entrare in Sicilia. Della sua presenza, dalle nostre parti, ne faremmo volentieri a meno, nonostante la sua stretta amicizia con il nostro governatore Lombardo".

Nel nostro ideale messaggio da inviare a Bossi, potremmo aggiungere che noi meridionali siamo cresciuti con un debito morale, mai colmato del tutto, per la presenza di quella che Paolo Bonacelli nel film Johnny Stecchino chiamò "piaga sociale", identificandola nel "ttrafficco" palermitano al quale era sottinteso l’attributo "illecito".

Poi, però, alcuni giudici ci hanno mostrato il rovescio della medaglia di un falso perbenismo costruito sulla legalità e l’efficienza. E allora sentimmo parlare di corruzione nella sanità lombarda, abusi edilizi in Toscana e infiltrazioni mafiose nelle giunte comunali del nord Italia.

E non dimentichiamo lo stesso signor Bossi che un lontano dicembre del 1993 andò al Palazzo di Giustizia per depositare i 200 milioni che l’allora segretario Alessandro Patelli aveva incassato in nero da un emissario della Montedison.

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