Malinconico, dimissioni e silenzio
Le vacanze non pagate di un sottosegretario.
lunedì 16 gennaio 2012, di Antonio Carollo - 137 letture
Carlo Malinconico Castriota Scanderberg dimettendosi da sottosegretario ha detto che torna al suo lavoro. La frase richiama alla mente quella di Berlusconi: se il Parlamento mi sfiducia me ne torno a casa, ma a quale casa?, ne possiedo venti! (sorriso sardonico). Il nostro Malinconico a quale lavoro tornerà? Al momento della chiamata al Governo era presidente dell’Audipress, membro di tre consigli di amministrazione di società in ambito pubblico, professore ordinario di diritto dell’unione europea, titolare di uno studio legale avviatissimo. Il suo curriculum è sterminato e prestigioso: consigliere di stato, segretario generale della presidenza del consiglio, capo ufficio legislativo di diversi ministeri, presidente della FIEG, eccetera. Le massime onorificenze al merito della Repubblica. Un profilo di altissimo prestigio. Con compensi, stipendi, indennità, redditi conseguenti, aggiungiamo. Diciamo pure che le vacanze al luxury resort Hotel Il Pellicano di Porto Ercole se le poteva permettere (però la spesa è notevole, 1.500 al giorno, circa 20.000 euro). Niente, lui, per due volte, nel 2007 e nel 2008, al termine della vacanza passa indenne dinanzi al riscuotitore del complesso turistico, mette sì le mani al portafoglio ma viene fermato, tutto pagato, nessuna domanda, via si torna a casa. Per quattro anni non se ne sa più nulla. Poi il passo fatale: accetta di far parte del Governo. Veniamo da tante tempeste mediatiche abbattutesi su membri del Governo. La vita e le opere di ciascun governante vengono passate al setaccio. Sono in atto diversi procedimenti giudiziari che coinvolgono politici e imprenditori. Uno riguarda la cosiddetta cricca, Anemone, Balducci, De Vito Piscicelli, ed altri. Ad un tratto il velo dell’oblio sulle vacanze all’Argentario del sottosegretario Malinconico viene strappato. De Vito Piscicelli decide di collaborare nel processo che lo riguarda. Tra le tante altre cose spiffera che è stato lui a pagare le vacanze di Malinconico, per delega di Balducci. Scoppia la bomba. Le dimissioni, per un Governo che vuole fare del rigore e della trasparenza la propria regola, sono inevitabili. Patetico ed inutile è il gesto del bonifico al proprietario dell’albergo, a distanza di quattro anni. Il clamore sul caso è al diapason. Le dimissioni sono un atto responsabile, da apprezzare, ma un uomo pubblico ( anche perché M. riveste ancora uffici pubblici) non può prendere il cappello e andarsene senza dare alcuna spiegazione, dando fiato ai sospetti. Il silenzio, prima o poi, potrebbe ritorcersi su di lui.
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