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La poesia della settimana: Carlo Alberto Salustri


Questa settimana, particolarmente fredda e nevosa, inficiata di polemiche e smentite, merita uno spazio sdrammatizzante uno dei più folcloristici poeti italiani.
martedì 7 febbraio 2012, di Piero Buscemi - 163 letture

Er ministro novo

Guardelo quant’è bello! Dar saluto
- pare che sia una vittima e che dica:
- Io veramente nun ciambivo mica;
- è stato proprio el Re che l’ha voluto! -

Che faccia tosta, Dio lo benedica!
- Mó dà la corpa ar Re, ma s’è saputo
- quanto ha intrigato, quanto ha combattuto...
- Je n’è costata poca de fatica!

Mó va gonfio, impettito, a panza avanti:
- nun pare più, dar modo che cammina,
- ch’ha dovuto inchinasse a tanti e tanti...

Inchini e inchini: ha fatto sempre un’arte!
- Che novità sarà pe’ quela schina1
- de sentisse piegà dall’antra parte!

Carlo Alberto Salustri in arte Trilussa, nacque a Roma il 26 ottobre del 1871 e qui morì nel 1950. Divenne popolare in tutta Italia quale interprete dellla poesia dialettale romanesca attraverso numerose raccolte poetiche. Notevoli sono le sue argutissime favole, mezzo espressivo che si fece anche portavoce di un’avversione al regime fascista.

Tra il 1913 e il 1920 andò ad abitare a Campo Marzio, dove trovò il grande amore con una ragazza trasteverina. L’Italia è in guerra e Trilussa ne registra i dolori in Lupi e agnelli pubblicato nel 1919. Non frequenta il caffè Aragno, ritrovo degli intellettuali romani: preferisce l’osteria, anche se indossa abiti eleganti.

La fama di Trilussa è tale che le sue opere arrivano all’editore italiano più importante, Mondadori che gli pubblica i suoi libri. Scrive testi per Fregoli e Petrolini. Eppure ha problemi economici; le entrate che gli vengono da pubblicazioni e collaborazioni giornalistiche, sono appena sufficienti. Nel dopoguerra, le sue condizioni economiche sono sempre modeste e si fa anche cagionevole lo stato di salute.

Rinuncia all’osteria ed alle passeggiate, soffre di asma. Esce nel 1944, l’ultima raccolta di poesie, “Acqua e vino” e poi sarà il silenzio. Il 1° dicembre 1950 Luigi Einaudi lo nomina senatore a vita “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo letterario ed artistico”. Sommerso dai telegrammi, lettere di congratulazioni che gli giunsero da tutte le parti del mondo, disse agli amici che erano con lui: “Hanno trovato la maniera di seppellirmi prima del tempo”. Venti giorni dopo Trilussa muore: è il 21 dicembre del 1950.

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