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Il re degli ulivi ha quasi 1.600 anni ma non vuole saperne di andare in pensione


L’ulivo, che presumibilmente ha 1.600 anni – gli anziani del posto portano questo numero a 3.000 - coccolato, vezzeggiato nonché visitato da milioni di turisti all’anno, ha un’altezza di 15 metri...
martedì 27 febbraio 2007, di Giacomo Mangiaracina - 732 letture

L’albero in questione si trova a Canneto Sabino in provincia di Rieti e, per essere esatti, si trova sul terreno dell’azienda agricola “Casale Bertini” . C’è chi dice che a piantarlo furono i monaci benedettini nel V secolo, per intenderci al tempo del sacco di Roma. A dispetto della sua veneranda età, l’ulivo più longevo d’Europa, non vuole proprio saperne di andare in pensione: qualcuno afferma che il merito è tutto delle costanti potature che mantengono folta la sua chioma .

In un primo momento furono i monaci benedettini di Farfa ad occuparsi del secolare albero; oggi invece la famiglia Bertini ne cura, si fa per dire, l’affidamento con amorevoli cure. Un manoscritto datato 1870 ne attribuisce alla famiglia la proprietà: fu acquistato per 1.840 lire.

L’ulivo, che presumibilmente ha 1.600 anni – gli anziani del posto portano questo numero a 3.000 - coccolato, vezzeggiato nonché visitato da milioni di turisti all’anno, ha un’altezza di 15 metri e produce piccole olive che vengono chiamate “olivastre”. Invecchiando non ha assolutamente perso il suo vigore originario: la sua produzione si aggira sugli 8 quintali all’anno. Si calcola che da quando ha cominciato a produrre abbia messo dato alla luce 400 miliardi olive.

Certo, c’è da chiedersi quali e soprattutto quante storie potrebbe raccontare se potesse parlare. Un vecchio reduce della Seconda Guerra Mondiale ne parla quasi come se non fosse un albero ma un fedele compagno di sventure con cui ha condiviso attimi belli o brutti: segnato sulle mappe tedesche come un punto di riferimento, venne utilizzato prima per nascondere con la sua folta chioma i camion che servivano per le operazioni militari, poi come deposito per le munizioni nascoste fra i buchi naturali presenti sul tronco ed infine come nascondiglio per quanti volessero sfuggire alla vista degli aerei nemici.

Noi, forse un po’ più romanticamente, preferiamo immaginare che questo albero, completamente immerso nel verde delle campagne di Rieti, sia stato anche il muto testimone dell’incontro furtivo di tante coppiette e che abbia prodotto, oltre che buoni frutti, altri figli della terra.

Un albero più che millenario rimane però sempre un patrimonio dell’intera umanità e Aldo Ottavio Bestini, che lo sa bene, accoglie ogni anno migliaia di turisti che si recano nella sua proprietà in pellegrinaggio per ammirare la “meraviglia d’Europa”.

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Il re degli ulivi ha quasi 1.600 anni ma non vuole saperne di andare in pensione
6 marzo 2007

Salviamo gli ulivi, alla faccia della politica!
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