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Il ponte del no


Migliaia di persone provenienti da diverse città italiane sono scese in piazza a Messina per manifestare la stessa contrarietà alla costruzione sullo stretto...
venerdì 11 novembre 2005, di Cesare Piccitto - 2344 letture

Il ponte del no, l’otto dicembre, attraversa la città di Messina. Un corteo di circa 10.000 persone provenienti da diverse città italiane sono scese in piazza per manifestare la stessa contrarietà alla costruzione sullo stretto che dovrebbe collegare la Sicilia con il resto d’Italia.

Questa opera pubblica senza precedenti, se fosse realizzata sarebbe il ponte più lungo del mondo 3300 metri, da trenta anni viene prospettata dai governi nazionali succedutesi ma non sono mai andati oltre al vaglio delle diverse proposte di realizzazione. L’attuale governo di centro destra, sfruttando i meccanismi di semplificazione e accelerazione delle procedure della cosiddetta "Legge Obbiettivo" (L.n. 443/2001), sembra intenzionata a iniziare quanto prima i lavori. Sono previsti ad oggi l’impiego di 5 miliardi di euro iniziali e di 138 milioni l’anno per oltre 40 anni; gli organizzatori della protesta ritengono l’intera opera e spesa avventata e distruttiva e rispondono con la "marcia contro il ponte".

Nonostante la fredda e nuvolosa mattina autunnale, la consistente partecipazione si avverte già dal raduno di Piazza Cairoli, dove fervevano i preparativi. Il corteo, dopo qualche istante, comincia a muoversi ed iniziano a sventolare striscioni e bandiere, ci sono associazioni e forze politiche provenienti da Catania, Messina, Palermo e Calabria. Tra le tante sigle: Arci Sicilia, Comitati cittadini contro il ponte, Legambiente "Dei Peloritani", Reggio Calabria federazione dei Verdi, Messina Social Forum, WWF di Palermo, Rifondazione comunista di Catania, Sezione Gramsci DS Messina, per citarne alcuni. Lentamente la marcia itinerante attraversa le vie principali della città dove affluiscono spontaneamente altri cittadini, che non hanno alcuna bandiera ma con l’unica frase indossata: "No al ponte". C’è chi la porta scritta su una t-shirt, chi su una felpa, le casalinghe ben in vista sulle borse della spesa mentre spingono i propri passeggini, o su semplici adesivi incollati sulle giacche o sulle saracinesche chiuse dei negozi.

Sotto lo striscione giallo di Legambiente "Dei peloritani" il presidente Nino Citriniti di Messina: "Ribadiamo il dissenso ad un opera che porta solo svantaggi per i cittadini di Messina e Villa S. Giovanni. Comporterà un cantiere decennale con conseguenti disagi: vaste discariche di materiale di risulta e cave che devasteranno un habitat unico nel mediterraneo, colpendo zone dove vi sono tra l’altro 11 siti di interesse comunitario e zone a protezione speciale".

Nel centro del lungo serpentone umano dove "I verdi" di Reggio Calabria, sorregge lo striscione l’onorevole Pecoraio Scanio incalzato da alcuni giornalisti televisivi: "Questa manifestazione è la dimostrazione visibile che molta parte dei cittadini direttamente interessati, questo ponte non lo vuole! Consapevoli di questo abbiamo già proposto che il "no al ponte" debba essere tra i punti programmatici delle prossime elezioni politiche del centro sinistra, tali fondi a nostro avviso devono esser spesi per altre reali priorità come l’ammodernamento della viabilità di Sicilia e Calabria".

Mentre gli slogan si susseguono ininterrottamente, e le lunga marcia si avvia verso la conclusione chiediamo l’opinione anche al presidente regionale del WWF Sicilia il dottor Franco Russo: "E’ un opera anacronistica. In tutto il mondo ponti di questo tipo non se ne fanno più sono antieconomici, oltre a questo si aggiunga il danno ambientale che provocano. Questo stesso governo che se ne fa promotore è in forte contraddizione, sostiene che << la maggiore risorsa del sud è il territorio e la protezione deve essere la parola d’ordine>> parole dette dall’onorevole Granata e altri esponenti di AN, il ponte invece nei fatti va in tutta altra direzione. Si vuol fare temiamo più un monumento che non un opera realmente utile al sud. Credo che inizieranno quest’opera, visto l’enormi incognite e difficoltà, probabilmente diventerà l’ennesima incompiuta".

Quando la stanchezza sembra ormai avvertirsi nelle gambe ma non le voci, la marcia giunge alla fine in Piazza Unione Europea davanti al municipio dove dai megafoni giungono i ringraziamenti degli organizzatori a tutti i partecipanti. Degno di nota l’aumento dei manifestanti, che su questo tema hanno già risposto in massa al campeggio "no ponte" del mese di luglio svoltosi nella stessa città, che deve far riflettere sulla legittimità anche di chi è da sempre contro.

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21 dicembre 2004

Pecoraro, non Pecoraio. Alfonso Pecoraro Scanio
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