Comunicato stampa dell’Unione Sindacale di Base, messa di fronte ad una nuova situazione politica, con la quale sembra rinnovarsi l’intenzione indiscriminata di far pagare la crisi ai soliti noti.
martedì 22 novembre 2011, di Redazione - 382 letture
USB, Cib-Unicobas, SlaiCobas, Snater e USI avevano indetto lo sciopero generale del 2 dicembre in una
fase sicuramente diversa dall’attuale ed in continuità con le mobilitazioni e gli scioperi dei mesi
precedenti.
Si era infatti in presenza ancora del governo Berlusconi ed in una situazione politica e
sindacale diversa da quella che si è determinata negli ultimi giorni.
Con il governo Monti/Napolitano si è fatto un ulteriore passo verso le richieste della BCE che ha imposto
non soltanto le misure economiche da adottare, ma ha dettato anche l’agenda, i tempi e le modalità,
indicando altresì i soggetti che avrebbero dovuto gestire questa fase in Italia come in Grecia.
Con il governo Monti si passa quindi ad un governo che è direttamente gestito dall’Unione Europea,
dalla BCE e dalla finanza internazionale.
Un cambio di fase strutturale e complessivo rispetto al quale è indispensabile avviare un’analisi
approfondita ed una forte riflessione collettiva per poter rilanciare adeguatamente la nostra iniziativa
sindacale e sociale.
Se il buongiorno si vede dal mattino, le prime riflessioni sul nuovo governo Monti ci convincono che è
ancora notte fonda. Avevamo già espresso il nostro dissenso sul concetto stesso di “governo tecnico”,
cioè svincolato dal giudizio e dall’espressione democratica dei cittadini attraverso libere elezioni.
Tale dissenso è diventato forte opposizione quando abbiamo letto il nome di Mario Monti, personaggio
sicuramente preparato dal punto di vista professionale, ma altrettanto inquietante per quanto riguarda
altri ambiti di intervento: Goldman Sachs, Trilateral, Bilderberg e sintetizzabili nel giudizio positivo di
alcuni giorni fa del neo-presidente del consiglio sull’operato di "Mariastella Gelmini e Sergio
Marchionne" per cui "...grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel
formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili".
Quando poi abbiamo letto i nomi dei ministri del nuovo governo, allora le preoccupazioni si sono
tramutate in incubo: altro che governo tecnico, qui si tratta di posizioni politiche imposte da banche e
finanza internazionale e tradotte in un governo che dovrebbe essere sovrano ma che in pratica è ormai
sotto diretto controllo della Unione Europea, di Francia e Germania, del Fondo Monetario Internazionale
e dei poteri forti che controllano la finanza e l’economia internazionale.
In effetti le leve sulle quali si articola questa nuova compagine ministeriale si compone di un
triunvirato: Mario Monti ne è il soggetto principe attraverso il controllo dell’Economia e delle Finanze,
con Corrado Passera ed Elsa Fornero che gestiscono il resto dell’economia, attraverso i ministeri dello
Sviluppo Economico, delle Infrastrutture, dei Trasporti e del Lavoro.
Banchieri, professori, personaggi vicini al Vaticano e un ammiraglio, tutti insieme per garantire e per
rassicurare i cosiddetti “mercati” che “quanto si deve fare si farà”: in altre parole per assicurare la
continuità dei profitti sui debiti pubblici, sui mercati azionari e sui fondi pensione a tutto danno di chi
lavora e di chi il lavoro non lo ha.
Anche i primi cenni sul programma di governo presentato al parlamento da Mario Monti sono in perfetta
sintonia e continuità con quanto adottato dal precedente governo ed indicato dalla BCE. In aggiunta a
ciò Mario Monti ha iniziato ad indicare alcuni obiettivi più specifici che, anche se celati dietro vuote e
scontate rassicurazioni dialettiche, implicano ulteriori tagli e sacrifici, mirati direttamente al lavoratori
ed alle fasce di popolazione già fortemente colpite dalla crisi.
Nonostante le caratteristiche del nuovo governo siano evidenti e le misure economiche siano già state
delineate dalle manovre dei mesi di luglio e settembre, appesantite dalle misure decise da Berlusconi,
riprese e amplificate oggi da Monti, è chiaro il forte disagio esistente in tutto il paese e la necessità di
milioni di persone di aggrapparsi al “nuovo” rappresentato da questo governo cosiddetto “tecnico” per
cancellare lo spettro e la paura di una crisi che si fa di giorno in giorno sempre più pesante.
Anche il forte anti-berlusconismo imperante in questi ultimi mesi, pur se ampiamente motivato, ha
creato una reazione che impedisce ai più se non altro di mettere in conto che, a prescindere dalla
forma, questo nuovo governo potrebbe decidere misure ancor più pesanti del precedente, sia perché
guidato da forti poteri economici, sia perché fondato su una “unità nazionale” politica e sindacale che
gli farà credere di poter fare di tutto.
Il luogo comune di una certa ’anti-politica’ che non sa riconoscere l’estrema funzione politica di un
’governo tecnico’ disorienta i lavoratori e fa sì che da una parte si viva un senso di liberazione dal
governo precedente con un malriposto “ottimismo” rispetto al futuro attendendo dall’altra che l’attuale
governo sia il “meno peggio possibile”. Tutto ciò non è né motivato, né razionale, ma sta facendo vivere
a gran parte della popolazione italiana un contraddittorio senso di rassegnazione misto ad una
speranzosa attesa rispetto al futuro.
In base a queste considerazioni USB, Cib-Unicobas, SlaiCobas, Snater e USI ritengono opportuno
sviluppare sin dai prossimi giorni un’offensiva di verità rispetto a ciò che si sta veramente cercando di
far passare con la dottrina/ricetta targata BCE/Monti/Napolitano.
E’ necessario discutere con la gente e con i lavoratori, sviluppare una vera informazione che superi
l’omologazione che si sta costruendo e cristallizzando e che vede partiti, sindacati e mezzi di
informazione al 99% schierati con il governo Monti.
Una campagna duratura di informazione e di mobilitazione che si dovrà sviluppare nei prossimi mesi e
che non potrà che prevedere la sollecitazione e la definizione del più ampio schieramento possibile
finalizzato ad una lotta di lunga durata.
A questo fine dobbiamo costruire gli strumenti adeguati e rilanciare le mobilitazioni, dosare le iniziative
e intraprendere azioni tese all’accumulo di energie e di forze.
In questo senso, pur ritenendo le motivazioni alla base dello sciopero del 2
dicembre ancor più valide ed attuali, tenendo conto delle distorsioni ingenerate
nella fase attuale, riteniamo utile ed opportuno riposizionare lo sciopero in data
successiva, costruendo l’opposizione a questo governo in base a ciò che produrrà in
termini di provvedimenti fattivi, ed indire per il giorno 3 dicembre un’Assemblea
nazionale a Roma. Questo sarà il primo importante momento di confronto
pubblico su questi temi e per il lancio di una campagna nazionale e generale di forte
opposizione sindacale e sociale al governo Monti, commissario straordinario dei
poteri forti. Una ’medicina’ peggiore della malattia, un paradosso per una crisi
creata dagli speculatori Goldman & Sachs, Trilateral, Bilderberg, dalla UE, dalla BCE
e dalla Banca Mondiale.
Un’Assemblea nazionale pubblica alla quale parteciperanno centinaia di delegati, militanti sindacali e
lavoratori ed alla quale invitiamo tutte le forze sindacali e sociali conflittuali democratiche, ed
indipendenti, per costruire insieme un percorso di forte mobilitazione che naturalmente comprenderà
sia ulteriori momenti di confronto a livello territoriale e categoriale, sia la costruzione di un grande
Sciopero Generale con una base di consenso la più forte e ampia possibile.
Per costruire l’opposizione sindacale e sociale al governo
delle banche e dell’Unione europea
Contro ogni patto con padroni e governo
Per non pagare il debito di banche, finanza e speculatori
Per la democrazia e il pluralismo sui posti di lavoro e contro il
monopolio di Cgil, Cisl e Uil
Girodivite
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