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Francesco Giombarresi, il pittore contadino


Alla Fondazione Grimaldi di Modica (Rg) 35 opere in mostra fino al 18 settembre.
mercoledì 14 settembre 2011, di Redazione - 433 letture

La mostra, che propone 35 opere tra le più belle e le meno note, selezionate dalla figlia Rosa, intende puntare i riflettori su un artista straordinario. Ammirato anche da Sassu e da Guttuso, Francesco Giombarresi divenne un “caso” nell’arte italiana degli anni Sessanta.

Giombarresi nacque a Vittoria nel 1930, ma si trasferì giovanissimo nella vicina Comiso. Covò a lungo il fuoco dell’arte sotto le ceneri di una quotidianità dura e amara, fatta di stenti e di rabbia, «sacrificata, stancata, disavventurata, bastonata» come egli stesso amava dire, qual era quella del proletariato siciliano negli anni Cinquanta e Sessanta.

Pittore per vocazione, contadino per necessità, svolse lavori durissimi (bracciante agricolo, scaricatore di prodotti ortofrutticoli, operaio d’una compagnia petrolifera francese, boscaiolo nella Foresta Nera in Germania), sperimentò l’incomprensione spinta fino allo scherno e alla derisione per le sue opere che giunse per rabbia a bruciare o disperdere, prima d’essere consacrato artista.

Fu Leonardo Sciascia a fornire una chiave di lettura per quella sua pittura a prima vista naif, a comprendere come quei paesaggi, quei volti tra l’impaurito e l’attonito, i cespugli fioriti, i boschi ombrosi, i disegni e gli schizzi, riflettessero in forme espressionistiche il trauma dell’impatto di un «uomo sereno, puro nel cuore e nella mente, candidamente compreso della propria dignità» con la durezza della realtà.

«La sua pittura - scrisse Sciascia nel luglio 1969 sul “Corriere della Sera” - altro non è che una scrittura, la più autentica e coerente che sia riuscito a inventare contro i sistemi della rabbia e della contraddizione che da ogni parte lo assediano».

L’arte di Giombarresi è stata avvicinata per sensibilità e caratteristiche a quella di alcuni esponenti dell’espressionismo europeo, dai Brücke e al Blaue Reiter tedeschi ai Fauves francesi, che, in polemica con il naturalismo positivista e l’ottimismo borghese, espressero una visione inquieta e problematica della realtà con aspre dissonanze cromatiche e con immagini angoscianti di una umanità sofferente.

La mostra potrà essere visitata fino al 18 settembre, tutti i giorni dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 16 alle 20 (domenica dalle ore 16 alle 20).

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