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Casa Pound, una appropriazione indebita


Che c’entra la violenta destra estremista della cosiddetta Casa Pound col mondo culturale del grande poeta?
giovedì 19 gennaio 2012, di Antonio Carollo - 211 letture

L’arte di Lorenzo Viani, pittorica e narrativa, è tutta rivolta alla vicenda umana dei più deboli. In essa non c’è traccia di fascismo o dell’amicizia con Mussolini. Lo stesso può dirsi di Pirandello e di Ungaretti. Che reazione avrebbe Viareggio se un gruppo di violenti estremisti filofascisti fondasse in città un suo centro sociale intitolandolo Casa Viani?

Una prepotenza mistificatoria di questo genere è avvenuta con Casa Pound, creata da appartenenti alla destra estrema, antisistema e violenta. Mary de Rachewiltz, figlia del poeta Ezra Loomis Pound, ha intrapreso un’azione legale contro questo arbitrio, per l’indebita appropriazione e l’uso improprio del nome Pound in un contesto politico lontano "dall’universo culturale del grande poeta".

Molti intellettuali, Belpoliti, Cucchi, Magrelli, Guglielmi, Ghezzi, Balestrini ed altri, hanno lanciato un appello a sostegno della presa di posizione della de Rachewiltzin. Pierluigi Battista, editorialista del Corriere della Sera, sorprendentemente non è d’accordo. Dà ragione agli estremisti. Pound non è un grande poeta, e basta, è un grande poeta fascista, dice. E giù a dimostrare questa caratteristica con la citazione della condanna a tredici anni di prigionia per la propaganda a favore di Mussolini e il presunto tradimento della sua patria, gli Stati Uniti.

Io non so se Battista ha mai approfondito l’opera di Pound o si affida a delle reminiscenze scolastiche. Nell’articolo non parla affatto della poesia poundiana. E’ vero che, specie in Italia, si è nutrita qualche diffidenza verso il poeta per le sue esplicite simpatie nei confronti del Duce. Ma l’opera è tutt’altra cosa. Nessun critico letterario al mondo oggi oserebbe affermare che la poesia di Pound è una poesia fascista.

Siamo agli antipodi dalla retorica, dalla ampollosità, dalla superficialità, dalla violenza, sopraffazione e prepotenza fasciste, in una parola, dalla cultura fascista. L’opera di Pound è la sua poesia, i Cantos, e quella che li ha preceduti, non certamente le concioni che ammanniva attraverso la radio contro gli Alleati o le sue ossessive filippiche contro l’usura, il capitalismo e il marxismo.

Pound fu un radicale innovatore della poesia di lingua inglese, in aperta rivolta contro la tradizione, proteso verso nuove scoperte tecniche ed essenze liriche sottese ad un canto epico della vicenda umana attraverso fulminee sintesi storiche. La poesia di Pound è una foresta di echi, immagini, personaggi, luoghi, simboli, richiami, ove il passato-presente-futuro fluiscono costantemente.

Il poeta vuole assicurare ad essa un fondamento storico obbiettivo secondo la sua concezione dell’epica moderna, intesa come "poesia che include la Storia". E’ contro le cattive astrazioni del linguaggio magniloquente e fiorito; è per la laconicità e l’immediatezza della scrittura ideogrammatica cinese su un livello pragmatico ed operativo. La poesia poundiana è scarna, scabra, vigorosa, che rifiuta l’aggettivazione, fugge dall’Io romantico.

Pound esercitò una influenza profonda in poeti e scrittori del calibro di Hilda Doolittle, William Carlos William, T.S. Eliot, James Joyce, F.S, Flint, Ford Madox Ford e tanti altri. Che c’entra la violenta destra estremista della cosiddetta Casa Pound col mondo culturale del grande poeta?

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