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Carceri. Macabra contabilità e proposte fantasiose


Berlusconi propone un decreto legge sulla detenzione domiciliare, ma Lega e IdV non ci stanno. E mentre si litiga per bassi motivi di bottega, nelle carceri si continua a morire
mercoledì 21 aprile 2010, di Adriano Todaro - 642 letture

La discarica sociale per eccellenza, il carcere, non fa sconti a nessuno e non ha tempo di attendere le decisioni politiche. Continua a macinare morti e suicidi al ritmo di uno ogni due giorni. E’ veramente una macabra contabilità resa più drammatica dal fatto che sembra proprio non aver fine: 58 le persone ristrette affidate allo Stato e morte in carcere sino a questo momento dall’inizio dell’anno. Nel 2009 i suicidi erano stati 72; dall’inizio del 2010 al 15 aprile, sono già 18 le persone che si sono ammazzate in carcere.

Si ammazzano soprattutto i giovani e non coloro i quali debbono scontare lunghe pene o sono in carcere da tempo. I suicidi avvengono, per lo più, nei primi tempi di detenzione e sono determinati dall’angoscia, dalla disperazione, dalla recisione dei legami affettivi. I più sensibili o fragili non reggono all’idea di essere finiti nella bolgia carceraria, non reggono all’impatto di quel mondo violento e sconosciuto e si uccidono, trovano così il modo di “evadere” da quel mondo disumano dove si vive in condizioni difficilissime, in piena promiscuità, dove non sono attuate le disposizioni legislative.

La Convenzione dei Diritti dell’Uomo, all’articolo 3, recita che i detenuti non debbono essere sottoposti a “trattamenti inumani e degradanti”. Naturalmente una disposizione che non viene attuata e, per questa inadempienza, l’Italia è stata già condannata. Un detenuto dovrebbe avere a disposizione almeno 3,5 mq. di spazio e deve poter trascorrere, fuori dalla cella, almeno 6 ore al giorno. Ma l’articolo 3 non viene rispettato nelle carceri italiane e così, come abbiamo più volte denunciato, nelle celle di 6 mq ci sono 3 detenuti, in quelle di 12 anche 10 detenuti. In certi istituti bisogna fare a turni per poter uscire all’aria. Ed allora invece delle 6 ore previste, si passa a 2 ore ed anche meno.

A questo bisogna aggiungere che gli spazi di socialità diminuiscono in continuazione. E’ provato che nelle carceri dove non si fanno attività sociali, culturali, di lavoro i suicidi aumentano così come aumenta la recidiva. E non bisogna dimenticare che il 20% dei detenuti non può dirsi in buona salute e che ci sono solo 19 psicologi di ruolo per 68 mila detenuti.

Ogni mese entrano in carcere circa mille persone. Alla fine dell’anno ci saranno 75 mila detenuti, 32 mila in più della capienza legale. I politici parlano di “emergenza” e nominano un Commissario straordinario nel capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), Franco Ionta. Sarà il Bertolaso della situazione e potrà assegnare appalti senza controllo e gare così come ha già fatto per il vitto e sopravvitto. Eppure il carcere è un ramo “istituzionale” e non dovrebbe essere un settore emergenziale. Ma in Italia qualsiasi cosa è emergenza.

Forse, però, questa volta, i nostri governanti sono preoccupati, tanto è vero che è stato lo stesso Berlusconi a informare i giornalisti di un probabile decreto legge “che preveda che coloro ai quali manca solo un anno di detenzione vengano consegnati alla detenzione domiciliare”. Una proposta riduttiva di quella che chiedevano, da tempo, le associazioni che lavorano nel volontariato carcerario. Comunque una proposta di buon senso che però ha ricevuto subito “fuoco di sbarramento” da parte di amici e nemici. Lega ed ex An hanno detto di no, Di Pietro pure, il Pd, come al solito, nicchia.

Eppure questo decreto, se approvato, potrebbe risolvere, almeno in parte, il problema del sovraffollamento che è la prima causa dell’invivibilità delle carceri. La norma toccherebbe a detenuti non socialmente pericolosi che sono in galera per piccoli reati oppure detenuti anche pericolosi, ma che hanno ormai scontato praticamente tutta la pena. L’ultimo anno lo trascorrerebbero nella loro abitazione che non significa libertà e impunità, ma un modo diverso di scontare il residuo di pena e che verrebbe abolito in caso di inadempienza da parte del detenuto. I detenuti con pena non superiore a 1 anno sono oltre 3.200; quelli che hanno pene non superiori a 2 anni, 4.000; coloro che hanno ancora un anno da scontare per essere liberi, 9.800. Numeri di tutto rispetto.

L’altro settore di questo decreto legge è la cosiddetta “messa alla prova”, istituto che in Europa esiste un po’ dappertutto e che è previsto anche dal nostro Codice penale approvato dalla Commissione specifica, ma non ancora legge. In pratica per quei detenuti che debbono scontare una pena non superiore ai 3 anni, il giudice può decidere la “messa alla prova” che potrebbe consistere in attività di lavoro socialmente utile e finalizzato al risarcimento dei danni.

In questo modo si eviterà il carcere e diminuirà, come è provato, la recidiva creando così per i cittadini più sicurezza, parola molto amata da coloro che non vogliono nessun intervento migliorativo nelle carceri. Ma su questo punto c’è già la marcia indietro di Berlusconi e sodali. Porteranno in aula solo la detenzione domiciliare, non la “messa alla prova”. E poi c’è il problema della copertura finanziaria: coloro che non hanno una abitazione, dovrebbero essere inviati in alcune strutture. Per farlo, però, ci vogliono i soldi per pagare le rette e i soldi non ci sono.

Dal 2000 ad oggi, i decessi nelle carceri sono stati 1.651. Eppure alcuni partiti dicono no. E lo dicono per bassa cucina elettoralistica. Le Lega perché ha fatto della “sicurezza” e della “tolleranza zero” il suo cavallo di battaglia, l’Idv perché Di Pietro rimane con la mentalità del poliziotto che deve punire, il centro sinistra perché i suoi elettori, grazie ad una sapiente campagna mediatica, non sono mai stati convinti dell’utilità dell’indulto del 2006.

Per i leghisti la proposta governativa è “un indulto mascherato” e la pensa allo stesso modo anche il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo. Non sarà dunque facile far passare il decreto soprattutto dopo il successo elettorale della Lega che ormai gioca da protagonista e vuole dettare legge su tutto, dalle banche alle carceri.

In questo frangente continuano le proposte estemporanee. Avevamo già detto delle navi trasformate in carceri (costo più di 90 milioni di euro) ed ora arriva lo scippo dalle Casse previdenziali private e privatizzate così da costruire nuove carceri. Lo afferma l’ex socialista e ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi nel suo intervento al convegno dei dottori commercialisti. In pratica, le casse dei giornalisti, degli avvocati e dei commercialisti eccetera, dovrebbero versare soldi per l’edilizia carceraria. Scippo? No di certo. Sacconi preferisce chiamarli, più modernamente, “investimenti etici”.

Un’altra proposta viene da uno dei sindacati della polizia penitenziaria, il Sappe (Sindacato autonomo della polizia penitenziaria), il quale propone di costruire “edifici d’acciaio con 600 posti letto costruibili in quattro mesi, con un costo inferiore ai 20 milioni di euro e posti in opera in soli 7 mesi”. Alfano ha fatto sapere che le indicazioni del Sappe, se condivise, saranno“recepite nel Piano che dovrà essere presentato dal Commissario straordinario Ionta al Guardasigilli entro il prossimo 29 aprile”.

Il piano di cui parla Alfano è il “Piano straordinario per l’edilizia carceraria”, un piano di cui si è cominciato a parlarne ben 15 mesi orsono e che prevede la costruzione di nuovi penitenziari e l’ampliamento di molte strutture già esistenti per la creazione di 20 mila nuovi posti.

In realtà il piano è un bluff. Quando si cominciò a parlare di questo fantomatico piano, i detenuti erano 56 mila; oggi ci avviciniamo ai 70 mila. Prima che saranno pronte le nuove carceri quanti saranno i detenuti italiani? Il nuovo piano significa bruciare soldi (1.500 miliardi e mezzo di euro) e difficoltà di gestione considerato che non ci sono soldi per il personale, mancano non solo gli psicologi (che hanno già superato i concorsi, ma non vengono assunti), ma anche poliziotti e personale vario. Recentemente hanno ridotto del 10% le dotazioni organiche della Pubblica amministrazione e ci saranno tagli alla pianta organica degli educatori. Proprio quello che non dovrebbero fare.

Intanto si muore. Nell’indifferenza generale dei politici tutti preoccupati di perdere qualche pugno di voti di benpensanti e giustizialisti.

Di seguito, le morti per suicidio nelle carceri del mese di marzo e aprile monitorate da Ristretti Orizzonti. E’ necessario tener conto che questi sono i suicidi accertati. Bisogna però ricordare che se un detenuto muore mentre lo si trasporta in ospedale, la causa della morte non viene definita suicidio. Inoltre, dall’inizio dell’anno, sono almeno 11 le morti da accertare.

| Nome e Cognome | Età | Data morte | Istituto | | Pierpaolo Ciullo | 39 anni | 02 gen 10 | Altamura | | Celeste Frau | 62 anni | 05 gen 10 | Cagliari | | Giacomo Attolini | 49 anni | 07 gen 10 | Verona | | Antonio Tammaro | 28 anni | 07 gen 10 | Sulmona | | Eddine Abellativ | 27 anni | 13 gen 10 | Massa Carrara | | Mohammed El Abbouby | 25 anni | 15 gen 10 | San Vittore (MI) | |Ivano Volpi | 29 anni | 19 gen 10 | Spoleto | | Detenuto tunisino | 26 anni | 22 feb 10 | Brescia | | Walid Aloui | 28 anni | 23 feb 10 | Padova | | Vincenzo Balsamo | 40 anni | 23 feb 10 | Fermo | | Alessandro Furuli | 42 anni | 24 feb 10 | Vibo Val. | | Roberto Giuliani | 47 anni | 25 feb 10 | Rebibbia | | Giuseppe Sorrentino | 35 anni | 07 mar 10 | Padova | | Angelo Russo | 31 anni | 10 mar 10 | Poggioreale | | Detenuto italiano | 47 anni | 28 mar 10 | Reggio Emilia | | Romano Iaria | 54 anni | 03 apr 10 | Sulmona | | Carmine B. | 39 anni | 07 apr 10 | Benevento | | Daniele Bellante | 31 anni | 13 apr 10 | Rebibbia |

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