Siamo tornati sul luogo della "liberazione", una settimana dopo l’abbattimento degli eco-mostri a Modica.
Ci sono voluti trenta anni, ma alla fine, il coraggio per liberare contrada Treppiedi a Modica dallo scempio creato dall’Istituto Case Popolari di Ragusa, simbolo da decenni di un altro degrado ambientale italiano, ha prevalso sull’indifferenza e l’assuefazione al gusto dell’orrido che attanaglia l’isola da un cinquantennio.
Oggi, l’area è un cumulo di macerie e i tre scheletri che l’hanno dominata in questi anni, sono adagiati su se stessi, in attesa di essere rimossi del tutto e con la speranza di non dovere attendere un altro trentennio, durante il quale, qualche ben pensante potrebbe riciclare l’area in discarica a cielo aperto, arredandola di sacchetti della spazzatura e ornamenti vari.
Girodivite è tornata sul luogo della "liberazione", una settimana dopo lo show diffuso anche dalle emittenti nazionali, non tanto per aggiungere qualcosa a quanto abbondantemente documentato e discusso in questi giorni, ma piuttosto per fermare l’immagine su una piccola conquista ambientale, conseguita in una cittadina siciliana che, nell’aver dato i natali ad uno dei più grandi poeti di sempre, Salvatore Quasimodo, non le ha impedito di pagare nei decenni, le conseguenze di un abusivismo, iniziato negli anni ’60 e forse, non ancora frenato del tutto.
La sequenza alternata delle immagini sotto riportate, la dice lunga sul patrimonio artistico-artitettonico di Modica, ma della Sicilia in genere, da difendere e valorizzare che, lo abbiamo evidenziato sulle pagine di questo giornale, ma ci teniamo a ribadire, una politica meno affaristica e meno collusa con l’edilizia mafiosa, avrebbe consentito di creare un’isola la cui fonte primaria di reddito sarebbe stata il turismo. Lasciando ad altri lidi, il miraggio dell’industrializzazione inquinante, e smontando del tutto i teoremi leghisti del nord che, secondo i quali, mantiene il parassitario sud.
Certo, pensare a qualche anno fa, quando il nostro governatore Lombardo ha tappezzato i muri delle nostre città con l’immagine di Alberto da Giussano, per lanciare la sua campagna elettorale di autonomismo siciliano in sintonia con il federalismo leghista, riduce qualsiasi congettura, appena descritta, in un altro cumulo di macerie. Ma questa, è davvero, un’altra storia.
