USB P.I. ’Noi il debito non lo paghiamo!’
Pubblicato venerdì 7 ottobre 2011.

USB P.I. ’Noi il debito non lo paghiamo!’ OCCUPATA LA SEDE ITALIANA DELLA COMMISSIONE EUROPEA CONTRO LA LETTERA DI TRICHET E DRAGHI

Roma, 06/10/2011

Consegnata alla rappresentanza UE in Italia la risposta dei lavoratori pubblici contro i diktat europei Non siamo in debito, ma in credito di salario, contratti e democrazia: questo lo slogan al centro dell’iniziativa che l’Unione Sindacale di Base Pubblico Impiego sta attuando presso la rappresentanza in Italia della Commissione Europea,  dove circa un centinaio di lavoratori ha da poco occupato i locali della sede romana in via IV Novembre 146.

I manifestanti intendono consegnare una lettera indirizzata al Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, da parte dei lavoratori pubblici, in risposta alla missiva scritta da Draghi e Trichet al Governo Italiano, nella quale il Pubblico Impiego viene ancora una volta individuato solo come un costo da tagliare. (lettera USB in allegato).

Fuori dall’edificio è stato affisso lo striscione con su scritto: “NO AI DIKTAT DELL’UNIONE EUROPEA, CONTRATTI PUBBLICI SUBITO”. “In gioco ci sono sia le condizioni materiali dei dipendenti, tartassati da anni di provvedimenti punitivi, sia il futuro di quel che resta dello Stato Sociale e dei servizi per i cittadini”, spiega   Daniela Mencarelli, dell’Esecutivo nazionale USB Pubblico Impiego. “I dipendenti pubblici intendono difendere i propri salari e i propri diritti insieme al ruolo di custodi di quei beni comuni che rappresentano il cuore di un modello sociale solidaristico e che BCE, FMI e UE vorrebbero sacrificare sull’altare dei mercati e delle borse”, conclude la dirigente USB.

Al Presidente la Commissione Europea JOSE’ MANUEL BARROSO

Gentile Presidente,

abbiamo letto con grande stupore la lettera inviata al Governo Italiano in data 5 agosto 2011 dai banchieri Trichet e Draghi e resa pubblica solo ora, non dal Governo ma da un quotidiano nazionale.

L’indignazione è grande non solo per i contenuti, che riteniamo gravissimi perché miranti a far pagare la crisi ai lavoratori italiani e non a chi l’ha prodotta ed alimentata, ma perché rende evidente la nascita di un superStato Europeo che definisce, determina e decide sulle scelte dei singoli Stati che, fino ad ora, avevamo ritenuto sovrani.

Nella lettera vengono posti al centro dell’attenzione i tagli e gli interventi sul pubblico impiego ed invocate ulteriori forti misure sui lavoratori pubblici.

La informiamo, qualora non ne fosse a conoscenza, cosa di cui ci permettiamo di dubitare, che i lavoratori pubblici stanno già da anni pagando in termini di salario, di carichi di lavoro, di tutele, di garanzie occupazionali e di salvaguardia della salute nonché sul fronte pensionistico.

I vostri diktat arrivano quindi su un corpo sociale già stremato da politiche bipartisan di riduzione dei diritti economici e normativi tendenti a privatizzare i gioielli dello Stato per regalarli ai privati con la scusa che il privato funziona meglio del pubblico, cosa che si smentisce da sé andando a vedere, ad esempio, lo stato disastroso delle Ferrovie Italiane e il parallelo esorbitante incremento del costo dei biglietti dei treni.

La pressante richiesta di accelerazione nelle politiche di rientro dal debito pubblico, fino a divenire fautori della Costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, l’indicazione finanche dello strumento legislativo con cui operare per rendere immediatamente esigibili i risultati della manovra, evidenziano la volontà degli organismi economici sovranazionali dell’Unione Europea di interferire pesantemente negli affari interni del nostro Paese e la totale subordinazione del governo e degli attori sociali italiani che nulla hanno opposto ad una simile gravissima ingerenza.

Restituiamo quindi al mittente i diktat camuffati da raccomandazioni e da buoni consigli di cui e’ infarcita la vostra lettera, in particolare la richiesta di "riformare il sistema di contrattazione per ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende" e quella "se necessario, nel pubblico impiego, di ridurre gli stipendi".

IL DEBITO NON E’ NOSTRO E NOI NON VOGLIAMO PAGARLO

I lavoratori pubblici italiani ma anche greci, portoghesi, spagnoli, irlandesi, francesi...

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