Pubblicato venerdì 19 marzo 2010.
PAUL POLANSKY. LA VOCE DEI ROM
Riflessioni e reading a partire dall’antologia Undefeated (Imbattutto)
Lunedì 22 marzo 2010 | ore 18:30
Aula A1 – Ex Monastero dei Benedettini
Incontro con l’autore e reading “Undefeated”
Introducono
Antonio Pioletti
Convenzione per la Pace
Domenico Simone
Officina Culturale South Media
Martedì 23 marzo 2010 | ore 10:00
Facoltà di Scienze Politiche
Il poeta incontra gli studenti
Introducono
Daniela Inserra
Facoltà di Scienze Politiche
Domenico Simone
Officina Culturale South Media
In occasione della Giornata mondiale della Poesia (UNESCO) l’officina culturale South Media e la Convenzione per la Pace, con il patrocinio della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere e della Facoltà di Scienze Politiche (Università degli Studi di Catania), promuovono a Catania due incontri con il poeta e antropologo americano Paul Polansky, insignito, nel 2004, del prestigioso Human Rights Award della città di Weimar.
Polansky, personaggio mitico per la sua notoria dedizione alla difesa delle popolazioni Rom, è considerato fra gli scrittori più impegnati nella lotta per i diritti umani nell’Europa dell’est. e una delle voci più importanti del panorama poetico internazionale.
Nell’occasione l’autore presenterà la sua ultima antologia "Undefeated" (Imbattuto), edita in Italia da Multimedia Edizioni nel 2009.
In essa, come nelle precedenti opere, vengono messe in evidenza le atrocità commesse da cechi, slovacchi, albanesi ed altri contro la popolazione rom dei balcani.
Una scrittura, quella di Polansky, che fa rivivere gesti, parole e suoni ormai quasi estinti, per riportare in superficie una storia soffocata nel flusso incessante degli eventi “maggiori” e far si che il lettore veda quello che l’autore registra quotidianamente nella realtà in cui vive, in Kosovo: una popolazione sradicata, che di fatto ha quasi completamente perso il senso della propria origine, ma lotta per trovare un posto dove poter ricominciare.
Recuperare, tutelare e trasmettere la storia di un popolo, quello rom, che forse più di altri ha patito in silenzio le tragiche vicende dei Balcani, restando invisibile agli occhi disattenti degli organismi internazionali e che rappresenta un caso esemplare delle ambiguità che si celano dietro le "questioni etniche" del mondo contemporaneo : questo il valore dell’operare di Polansky, che definisce la sua stessa poesia “azione più che parola”.
Le poesie di Polansky, siano esse personali o impegnate e “arrabbiate”, colpiscono subito come un pugno allo stomaco. Ampia è la varietà di esperienze umane descritte, vissute in prima persona o viste dagli occhi di chi si muove con la passione nel corpo e nello spirito, e si batte perché le cose migliorino. La parola può cambiare il mondo, specie quando essa è il riflesso scritto di un’azione compiuta o di una voce urlata contro le ingiustizie del mondo. Questa è la poesia di Polansky: lo specchio di un uomo che non ha mai permesso che gli eventi gli scorressero addosso, ma che al contrario si è lasciato toccare e ferire dalla vita propria ed altrui. Polansky lotta sempre, da vecchio pugile, ed ancora imbattuto resiste alle offensive di una società ingiusta, perché sa che il match non è mai finito e nulla è perduto, né per sé stesso né per la gente da lui sostenuta e difesa.
Manifestazione organizzata nel quadro della GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA promossa dalla Commissione Italiana dell’UNESCO