Omaggio della RAI ad un eroe siciliano: 5-6 giugno 2006

Pubblicato lunedì 5 giugno 2006.

Appuntamento con la storia vera.

Lunedì e martedì - 5 e 6 giugno- verrà trasmesso dalla RAI il filmato “ A voce alta” (ore 21.00, rai uno).

Si rende giusto omaggio alla figura di un vero eroe della società siciliana:Gioachino Basile, ex operaio della Fincantieri (Cantieri Navali) di Palermo.

Un eroe civile reale... senza retorica e ostentazioni. Un cittadino eccelso, onesto e valoroso. Con intelletto raziocinante, dignitosi sentimenti e vere passioni etiche, non millantate, come altri, purtroppo, emersi a pubblicità nel coacervo perverso e drammatico delle vicende siciliane svoltosi in tanti decenni. Un impavido lottatore: per la giustizia, contro il potere mafioso, per la difesa dei posti di lavoro, in una delle più grandi realtà industriali della Sicilia.

Un novello Peppino Impastato, rimasto, a differenza di Peppino e di tanti altri combattenti siciliani “fermati sul campo” nella lotta per la nuova resistenza, in umane e dolci carni ed ossa... alla faccia dei tanti pescecani, “becchini”, collusi e mafiosi.

Un vicenda, questa di Basile, fortemente emblematica della recente storia siciliana, che intreccia coraggio e viltà, perverse e misere strumentalizzazioni con corali atti di impegno, meschinità e solidarietà.

Una storia che mette a nudo anche le pesanti contraddizioni che hanno caratterizzato grandi organizzazioni politiche e sociali operanti nel palermitano e nella Sicilia in generale.

I Cantieri Navali, che operano a Palermo da oltre cento anni - ereditano l’ex Navigazione Generale dei Florio, poi diventano Fincantieri (pubblica proprietà) - sono sempre stati, anche nel dopoguerra, una delle principali realtà produttive dell’isola. Luogo, tra l’altro, di antica presenza mafiosa, con controllo delle assunzioni ed in particolare bene attivi nella gestione dei grandi segmenti produttivi legati al subappalto.

A partire dall’inizio degli anni 80 i Cantieri cominciano a subire un grande processo di ristrutturazione, che, via, via prosegue in maniera strutturale per tutti gli anni seguenti.

Il nodo centrale è rappresentato dai sub-appalti, sempre più controllati dalla lunga mano del potere mafioso palermitano.

Mentre più si espelle il tessuto storico dei lavoratori con busta paga Fincantieri, con prepensionamenti, licenziamenti e continui ricorsi alla cassa integrazione ( con punte di oltre 1000 unità), contemporaneamente si accresce a dismisura l’intreccio dei subappalti. Nel 1997 erano rimasti solo 641 dipendenti diretti. Nel subappalto, contemporaneamente, agivano 1173 unità distribuiti in 63 aziende. Il 30 per cento di queste imprese aveva meno di 10 dipendenti. Ovviamente l’abissale differenza nelle retribuzioni era l’elemento di speculazione determinante. Mediamente la paga oraria di un lavoratore del subappalto era meno della metà di un dipendente Fincantieri.

La differenza è tutto “grasso che cola” per i pseudoimprenditori, molti legati agli “uomini d’onore”.

Nel corso degli anni le condizioni lavorative peggiorano in maniera rilevante. Aumentano gli infortuni sul lavoro, diversi sono mortali.

C’è anche un rilevante giro sporco che ruota attorno allo smaltimento illecito dei rifiuti industriali nocivi, in particolare amianto, derivante dalle lavorazioni, specie dalle navi in ristrutturazione lavorate nel bacino.

E’ in questo contesto che lavora ed opera sindacalmente Gioacchino Basile.

Assunto alla fine degli anni sessanta. Fin dall’inizio si iscrive alla fiom-cgil ( metalmeccanici). Per tanti anni svolge attività di delegato sindacale all’interno del Consiglio di Fabbrica della Fincantieri.

Nel maggio del 1988, firmato da 120 lavoratori, presenta un esposto alla Procura della Repubblica, denunziando la presenza della Mafia nel Cantiere navale. Il 29 dicembre dello stesso anno il Basile denuncia i legami di imprese con la mafia, evidenzia le carenze del sindacato chiedendo le dimissioni dei segretari. Nei giorni successivi arrivano a Basile minacciose telefonate notturne e vengono tagliate le ruote della sua macchina.

Nel maggio del 1989 assume l’incarico di segretario del Dopolavoro del Cantiere scrivendo nei periodi successivi molti articoli nel giornalino dei lavoratori. Nello stesso mese una petizione firmata da oltre 750 lavoratori viene inviata al sindaco Orlando, alle forze politiche e sindacali sulla crisi dei bacini palermitani. In quel momento ai Cantieri navali, a seguito del continuo ricorso alla cassa integrazione, i lavoratori attivi erano 750 su 1750.

Il 26 maggio del 1990 durante una riunione del Consiglio di Fabbrica Basile chiede le dimissioni dei segretari sindacali accusandoli di contiguità con la mafia.

Nel luglio dello stesso anno Basile viene espulso dalla Cgil, con la motivazione che vuole costituire un nuovo sindacato. Nell’ottobre scrive una lettera al presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

Il 13 ottobre denunzia che l’azienda smaltiva in maniera irregolare rifiuti tossici e nocivi.

Il 13 novembre Basile viene licenziato dalla Fincantieri, in pù viene querelato per diffamazione.

A seguito dell’immediato ricorso avviato giorno 1 dicembre la Pretura del Lavoro reintegra Basile nel posto di lavoro, considerando nullo ed illegittimo il licenziamento.

L’azienda, però, vieta l’ingresso dell’operaio ai Cantieri, impedendo il ritorno al lavoro, preferendo di pagare lo stipendio senza svolgimento di mansione lavorativa, fino all’ottobre del 1994.

Il 6 ottobre il Tribunale di Palermo, riformando la precedente sentenza, dichiara legittimo il licenziamento di Basile.

Nel corso dello stesso mese viene ascoltato dal presidente della Commissione nazionale antimafia.

All’inizio del 1995, un mafioso, Vito Galatolo, incontrando Basile lo apostrofa come “sbrirro” minacciandolo di morte.

Basile gli scrive una lettera. Si afferma tra l’altro “ sbirri sono coloro che si nascondono, che sono costretti a rinnegarsi; gli uomini liberi non sono sbirri….gli uomini che possono fregiarsi d’onore sono i Giovanni Falcone e Palo Borsellino e non certo coloro che con i loro cadaveri si portano dietro il nulla di cui sono protagonisti”…….La mia scelta esistenziale non nasce da rancori o risentimenti personali, ma dalla consapevolezza che solo l’impegno concreto di noi cittadini e lavoratori potrà salvare la nostra comunità dalla cancrena politica-mafiosa”.

Nel marzo del 1995 , in appello, il licenziamento di Basile viene considerato legittimo.

Il 20 febbraio del 1996 persone ignote incendiano il negozio di calzature gestito dalla moglie di Gioacchino Basile.

Il 28 ottobre dello stesso anno il collaboratore di giustizia Francesco Onorato conferma le accuse mosse da anni da Gioacchino sulle attività mafiose nei Cantieri, e tra l’altro riferisce che Basile è stato condannato a morte dalle organizzazioni mafiose palermitane.

Nel luglio dell’anno successivo l’Ufficio delle indagini preliminari del Tribunale di Palermo emette una ordinanza di custodia cautelare per 29 persone. Sono state considerate corrette e valide le reiterate accuse mosse da Basile sulle infiltrazioni mafiose nel Cantiere navale, confermate da alcuni collaboratori di giustizia.

A seguito di ciò da molti ambienti democratici e sindacali di Palemo viene richiesta la riammissione di Basile nella Cgil e nel posto di lavoro.

A fine luglio Gioacchino assieme alla sua famiglia viene trasferito dagli organi giudiziari in una località segreta.

In autunno viene ascoltato dalla commissione antimafia nazionale.

Durante il 1997 riesplodono in maniera forte e significativa le lotte dei lavoratori del Cantiere navale. Vengono richiesti la salvaguardia dei posti di lavoro rimasti e il rilancio produttivo delle attività cantieristiche dello stabilimento palermitano.

Gioacchino Basile, assieme alla famiglia, è rimasto diversi anni in località segreta sotto protezione della polizia. I suoi tre figli vanno a scuola ancora sotto stretta sorveglianza.

Per molti anni a seguito del suo coraggio civile Basile è rimasto isolato nella sua tenace lotta di denunzia contro la mafia. Non moltissimi sono stati al suo fianco. Tra questi, nell’ambito siciliano, è bene ricordare l’area programmatica di Alternativa Sindacale della Cgil - che si oppose sempre all’espulsione dal sindacato decisa dalle strutture dirigenti e si attivò in varie maniere per sostenere le denunzie di Basile -, e il Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato.

Buona visione e buone riflessioni… sul marcio, gli intrecci, gli intrallazzi e le perversioni che da sempre caratterizzano e impaludano la Sicilia, e avvelenano la vita dei suoi cittadini.

domenico stimolo



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