Pubblicato martedì 10 gennaio 2012.
Carlo Malinconico si dimette da sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Il primo scossone per il governo Monti si materializza in tarda mattinata, dopo un faccia a faccia tra l’ex presidente Fieg e lo stesso premier.
"E’ stata una decisione sofferta ma convinta che ho assunto nell’esclusivo interesse del Paese, pur nella consapevolezza della mia correttezza e buona fede", spiega in serata Malinconico, sottolineando di aver sollecitato egli stesso nei giorni scorsi un incontro chiarificatore con Monti "di fronte al crescente attacco mediatico che mi ha coinvolto mio malgrado". Nel mirino, le vacanze all’Argentario che sarebbero state pagate a Malinconico da Francesco De Vito Piscicelli, il costruttore indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla ’cricca’ per gli appalti del G8 dell’Aquila e finito nella bufera dopo l’intercettazione in cui confessava di aver reagito con una risata alla notizia del terremoto in Abruzzo.
"Mi auguro che questo mio gesto del tutto spontaneo rassereni il clima generale e contribuisca al proficuo proseguimento dell’impegnativa azione di governo", sottolinea ancora Malinconico. E Monti apprezza la scelta, "per il senso di responsabilita’ dimostrato nell’anteporre l’interesse pubblico ad ogni altra considerazione". All’ex sottosegretario anche il grazie del premier "per il suo contributo al lavoro del Governo, pur nella brevita’ del suo incarico".
Un’esperienza finita dopo poco piu’ di un mese, travolta dalle indiscrezioni di stampa sulle vacanze di Malinconico nell’esclusivo resort Il Pellicano di Porto Ercole, diventate con il passare dei giorni un caso politico: a saldare il conto sarebbe stato Piscicelli su richiesta dell’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci e del costruttore Diego Anemone, entrambi imputati al processo per i lavori del G8 che si apre a Perugia il 23 aprile. Al faccia a faccia con Monti l’ex presidente degli editori avrebbe portato con se’ la nota, affidata ieri all’ANSA, in cui gia’ spiegava di non aver "mai fatto favori ai personaggi coinvolti" e di aver appreso "solo ora che Piscicelli avrebbe pagato di propria iniziativa e per ragioni a me del tutto ignote alcuni dei miei soggiorni presso la struttura alberghiera".
Le dimissioni di Malinconico sono un "gesto responsabile da parte di chi ha deciso di far prevalere il pubblico interesse su ogni altro tipo di considerazione", commenta il segretario del Pd Pierluigi Bersani, che ieri aveva chiesto spiegazioni. Scelta "degna di grande rispetto e considerazione" anche per il segretario Udc Lorenzo Cesa. "Le dimissioni sono un atto dovuto e rischiavano di essere in ritardo", chiosa invece il leader Idv Antonio Di Pietro, pur apprezzando il gesto "per rispetto alla credibilita’ delle istituzioni". E la Lega con Raffaele Volpi chiede che il governo riferisca in Parlamento.
Per Franco Siddi, segretario della Fnsi e protagonista di un lungo confronto con Malinconico sui temi caldi dell’editoria e dell’informazione, le dimissioni ne confermano "la sensibilita’ istituzionale e umana". Il sindacato dei giornalisti chiede che ora il governo "nomini una personalita’ competente e dotata delle giuste sensibilita’ per affrontare l’emergenza di un settore che ha bisogno di garanzie essenziali subito e che sappia impostare con la giusta visione una prospettiva riformatrice seria".