Giornalisti - il rapporto occupazione in provincia di Siracusa
Pubblicato venerdì 4 novembre 2011.

Riceviamo da Assostampa Siracusa:

Si celebra oggi “Stand Up for Journalism”, la campagna lanciata nel 2008 dalla Federazione europea dei giornalisti e dedicata quest’anno al problema del lavoro precario e della difesa dei freelance.

Una tematica che in provincia di Siracusa ha registrato, nell’ultimo anno, un acuirsi tale da far temere la scomparsa totale dell’informazione locale via etere.

Tre emittenti televisive, pur continuando a trasmettere, hanno chiuso le redazioni siracusane; si sono persi posti di lavoro e si è azzerato un patrimonio professionale che rende ancora più arduo, per gli aspiranti giornalisti tivu, l’accesso alla professione.

L’incremento delle testate web non è stato in grado di recuperare i livelli occupazionali, nè in termini quantitativi nè reddituali, anche per la concorrenza sleale di siti che offrono contenuti informativi al di fuori di qualsiasi regolamentazione professionale.

L’occupazione nella carta stampata mostra gli stessi sintomi di sofferenza, specialmente nella free press in cui sembrava aprirsi qualche sbocco; la forte contrazione del mercato pubblicitario ha azzerato le possibilità di crescita delle iniziative editoriali locali.

Le difficoltà di bilancio degli enti pubblici sta inoltre allontanando la possibilità di una attuazione in tempi brevi della legge sulla istituzione degli uffici stampa: fra l’altro si registra sempre più la tendenza degli enti a fare ricorso a personale interno per l’attività di comunicazione.

L’azione costante e puntuale di sensibilizzazione condotta dall’Assostampa con le forze politiche e sociali ha trovato molto sostegno ma pochi effetti pratici, anche per un indebolimento generale delle tutele del lavoro, per i giornalisti aggravato dall’abolizione del tariffario professionale.

A Siracusa, in tutti i settori dell’informazione, si lavora di meno e si guadagna di meno, in una forbice micidiale per la sopravvivenza stessa della professione giornalistica come lavoro intellettuale specializzato e autonomo. Una china che la categoria ha imboccato anche nel resto d’Italia, come si evidenzia dalle cifre del rapporto che la Fnsi ha presentato oggi a Roma, la cui sintesi è riportata a seguire.

“Continuano ad aumentare gli iscritti all’Ordine, cresce (ma si impoverisce ulteriormente) il lavoro autonomo, cala il lavoro subordinato e sparisce il turnover nelle redazioni mentre gli ‘attivi’ continuano ad invecchiare.

I dati, emersi dall’aggiornamento della ricerca Lsdi dello scorso anno, confermano la tendenza ad una ulteriore frammentazione della professione, con la presenza di almeno 50.000 giornalisti ‘sommersi’, che non hanno alcuna posizione all’Inpgi e non si sa se, e in quale modo, siano ‘attivi’.

Si approfondiscono anche le differenze di reddito fra lavoro subordinato e lavoro autonomo all’interno del quale solo il 26% degli iscritti hanno un reddito annuo lordo superiore ai 10.000 euro all’anno.

In percentuale poi il segmento di lavoro autonomo o parasubordinato con introiti "medi” rispetto alla scala dei redditi del settore si è leggermente ristretta, visto che nel 2000 era pari al 28,1%.

Fra i 25.000 autonomi e parasubordinati la percentuale di chi denuncia redditi inferiori al 5.000 euro lordi all’anno è cresciuta fra il 2009 e il 2010 dal 55,3 al 62%.

Siracusa, 4 novembre 2011

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