Pubblicato lunedì 28 giugno 2010.
Si è spento a Roma, all’età di 86 anni, Aldo Giuffré. L’attore napoletano è deceduto nella notte all’ospedale san Filippo Neri dove era ricoverato da due settimane. Aveva subito un’operazione di peritonite.
Attore, doppiatore e comico: Giuffré era nato a Napoli nell’aprile del 1924. Il debutto in teatro fu nel 1942 con la compagnia di Eduardo De Filippo, che lui considerava «il primo e l’unico maestro». Non ancora ventenne, venne assunto in Radio a Napoli come annunciatore; passò poi alla Rai di Roma. Proprio da quei microfoni annunciò, il 25 aprile 1945, la fine della guerra. La radio fu per Giuffré una grande passione. Interpretò rediodrammi e testi teatrali. Tra questi, si ricordano «La fidanzata del bersagliere», «Il compleanno di Pinter», e poi ancora «Il malato immaginario di Molièrè.
Al cinema esordì nel 1947 in «Assunta Spina» di Mario Mattioli. Un ruolo dramattico. Recitò in «Ieri, oggi e domani» di De Sica, «Il buono, il brutto e il cattivo» di Sergio Leone, ma partecipò anche negli anni Settanta nelle commediole a sfondo erotico. Recitò anche nella fiction televisiva (La figlia del capitano). Ancora sul piccolo schermo raggiunse la popolarità anche come conduttore di varietà come «Senza rete» nel 1973.
Nel 1972 il fratello Carlo lo convinse a recitare insieme: nacque in questo modo la compagnia dei due Giuffrè che collezionò una lunga serie di successi, molto dei quali provenienti dal repertorio classico napoletano. In 15 anni misero insieme, tra i tanti titoli, «Francesca da Rimini», «A che servono questi quattrini», «La Fortuna con l’effe maiuscola». «È morta l’altra mia metà in palcoscenico», ha commentato Carlo Giuffré.
Fino a che un’operazione alla gola non lo privò di una delle sue qualità migliori (la pastosa voce napoletana), Giuffré fu uno dei più sicuri valori in tv, alla quale si dedicò stabilmente negli anni Sessanta, dopo una lunga, ma splendida gavetta nella compagnia di Eduardo De Filippo (dove aveva debuttato assieme al fratello Carlo). Il grande mestiere gli permise di passare dalla commedia più disimpegnata (le avventure giallo-rosa di Laura Storm) alla tragedia classica (Macduff in “Macbeth”), dal dramma moderno (il regista di “La ragazza di campagna”) a quello in costume (don Pedro in “Mariana Pineda”, Corina in Antonello capobrigante).
Ha partecipato anche a originali sceneggiati televisivi, tra cui La figlia del diavolo. A parte il ruolo d’esordio al cinema nel drammatico Assunta Spina (1948) di Mario Mattoli, è spesso caratterista comico (in un mondo ironico e scanzonato, in una dimensione da commedia che gli è più congeniale): è in Ieri, oggi, domani (1963) di Vittorio De Sica, prende parte alle commedie erotiche degli anni Settanta e fa parte del cast di Scugnizzi (1989) di Nanni Loy e de La Repubblica di San Gennaro (2003) di Massimo Costa.